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Ars: passa la riforma Delrio grazie all’astensione del M5s

L’Assemblea regionale Siciliana ha approvato la riforma nazionale che porta il nome del Ministro Graziano Delrio, il quale ha voluto questa riforma non in funzione delle esigenze dei cittadini, ma in ragione del rigore economico imposto al nostro Paese dall’Unione Europea dell’Euro. 34 sono stati i voti a favore, 27 quelli contrari. Se si fossero aggiunti a questi i 14 voti dei deputati pentastellati assenti, la legge sarebbe stata bocciata.

La legge in  questione, recepita grazie all’assenza dei 14 deputati grillini, che temevano per il futuro di oltre 6 mila dipendenti della Sicilia, porta a capo delle città metropolitane i sindaci di Catania, Palermo, Messina. Il voto segreto, che ha fatto inalberare la maggioranza che temeva imboscate interne, è stato richiesto anche da cinque deputati del Partito democratico: Raffaele Nicotra, Paolo Ruggirello, Luca Sammartino, Valeria Sudano e Gianfranco Vullo.

Una norma, come riportano i nuovivespri molto attesa sia dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando, dal sindaco di Catania Enzo Bianco e da quello di Messina Renato Accorinti, che così si ritroveranno alla guida delle città metropolitane. Norma contro la quale si era invece battuto lo stesso Presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta.

La legge siciliana, che prevedeva un’elezione di secondo grado, non era affatto gradita al Governo nazionale che aveva minacciato l’impugnativa, paventando problemi per l’uso dei fondi destinati alle Città metropolitane.

In questa battaglia la spunta Renzi ed i due rappresentanti di Catania e Palermo Enzo Bianco e Leoluca Orlando. A parere dell’opposizione, “il Parlamento siciliano” che non ha potuto scegliere la propria legge.

Giambattista Coltraro, di Sicilia Democratica:”Non possiamo legiferare sotto dettatura di Roma”, invece per 
Nello Musumeci: “Che il sindaco della Città metropolitana coincida o meno con il sindaco del capoluogo, a noi poco importa rispetto al principio della democrazia partecipativa. Se la gente viene tenuta fuori da queste scelte, la politica ne esce sconfitta”.

Per Antonio Malafarina, socialista: “l’Aula non è stata in grado di proporre un sistema alternativo alla Delrio, al limite anche resistendo alla impugnativa che, è bene ricordarlo, è stata preannunciata ma non è mai arrivata”.

Anche Nino D’Asero, capogruppo del nuovo Centrodestra dice la sua: “Finalmente, un percorso più chiaro che speriamo dia garanzie a territorio e lavoratori. Come avevamo già richiesto e comunicato in una conferenza stampa nei mesi scorsi, presidente di ogni città metropolitana sarà il sindaco in carica del capoluogo dell’ex Provincia”.
 Concetta Raia, PD esordisce:“Finalmente l’Aula ha approvato la legge sulle città metropolitane. E’ finito il teatrino di alcuni colleghi parlamentari ipocriti e ricattatori che da un lato dicevano di sostenere la legge Delrio, dall’altro si sono attivati per bocciare la norma stessa. Purtroppo per loro è andata male. Auguri e buon lavoro al sindaco di Catania Enzo Bianco”.

“Non ci stiamo. Se la legge sulle Città metropolitane torna in aula, noi non parteciperemo ai lavori. – aveva annunciato il gruppo M5S -. Questo Parlamento deve recuperare un minimo di orgoglio e dignità: non siamo fantocci nelle mani di Renzi, non possiamo continuare a legiferare sotto dettatura e sotto il ricatto del mancato trasferimento di somme che, tra l’altro, ci spettano -. Se l’Assemblea lo farà – continuava un portavoce M5S – lo farà senza di noi. Ormai siamo relegati al ruolo di semplici notai che ratificano quanto imposto da Roma. Questo Parlamento deve avere un minimo di orgoglio e rivendicare la sua autonomia”.

Secondo il M5s, la loro scelta di astenersi sarebbe stata dettata dalla paura che la legge non sarebbe stata approvata e che questo avrebbe messo in difficoltà i 6 mila e 500 dipendenti delle Province cui sarebbero state offerte garanzie per i loro stipendi con il recepimento della Delrio.

In un comunicato congiunto, del presidente nazionale dell’UDC, Gianpiero D’Alia e del segretario regionale del PD, Fausto Raciti: “Se non si vuole affossare definitivamente l’Autonomia siciliana, la madre di tutte le riforme è la revisione del voto segreto all’Assemblea regionale siciliana. Per troppo tempo – dicono i due esponenti politici – il ricorso al voto segreto è stato un espediente per affermare piccoli interessi a discapito del bene comune. La votazione odierna sul recepimento della ‘norma Delrio’ è stata l’ultima triste conferma di una pratica mortificante che ci auguriamo prima o poi venga limitata secondo le norme vigenti e le prassi applicative del Parlamento nazionale”.

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Redazione

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