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Un progetto ricco di anomalie per il porto di Catania

Gli operatori portuali rilevano anomalie sul porto turistico della Katanè e l'Autorità tace

È anarchia al porto di Catania

Potrebbe diventare realtà il progetto presentato dalla società Katanè Marina Yachting che a novembre del 2017 ha depositato all’Autorità di Sistema del Mare di Sicilia Orientale (la vecchia Autorità Portuale) un’istanza volta all’ottenimento di una concessione demaniale marittima per la realizzazione di un approdo turistico per Super YachtLa durata della concessione richiesta è di 30 anni. Il progetto è finalizzato all’adeguamento delle banchine 16-17-18-19 che dovranno ospitare fino a 30 yachts da 30 a 50 metri. In pratica, un porto turistico “fantasmagorico” non solo per Catania ma in generale per tutta la Sicilia.

L’autorità portuale dinnanzi a tale richiesta non ha sin qui espresso parere negativo, anzi, sul proprio sito ha pubblicato un avviso al fine di rendere nota l’esistenza di tale istanza per permettere ad eventuali interessati, nel termine di circa due mesi, di poter presentare domande concorrenti o osservazioni.

L’associazione degli operatori del porto di Catania si ribella

Fin qui, si potrebbe dire, niente da segnalare, ma a ben guardare una tal procedura risulterebbe anomala. A rilevarlo è l’Associazione degli Operatori del Porto di Catania, i cui associati operano a vario titolo all’interno dello scalo. «L’associazione è nata con la finalità di promuovere in modo unitario gli interessi degli associati all’interno del Porto” affermano i rappresentanti dell’associazione che a proposito di questo mega approdo ha presentato delle corpose osservazioni contenute in una memoria destinata all’Autorità Portuale.

I precedenti rigettati

Negli anni precedenti sono state presentate una serie di richieste di concessione anche sulle aree di interesse che puntualmente sono state rigettate. Ad esempio, nel 2010 veniva presentata una domanda di concessione sulle stesse aree oggi interessate dal progetto Katanè ma in quel caso i richiedenti ricevevano una convinta risposta negativa

“L’attuale stato delle destinazioni d’uso delle zone interessate dal progetto in esame, l’attuale quadro di pianificazione portuale  nonchè le rinnovande linee di sviluppo dell’infrastruttura portuale medesima, portatrici di interessi diffusi, non consentono al momento l’accoglimento”

e si legge ancora

“peraltro la quota percentuale degli spazi portuali destinati all’approdo diportistico e peschereccio, così come formulata da codesto istante, appare disomogeneo e di rilevante impatto di squilibrio rispetto alle destinazioni d’uso desunte dai dati mercantili e croceristici…”

In soldoni: la concessione veniva negata perchè il progetto era in antitesi sia con il vecchio Piano Regolatore Portuale del 1978 (variato nel 1998), sia con quello in itinere in discussione tra l’Autorità ed il comune di Catania dal 2004.  A ciò si aggiunga che l’ente portuale giudicava sproporzionato il progetto rispetto alle altre realtà operanti al porto.

Un’ulteriore richiesta di realizzazione di un porto turistico venne avanzata nel 2012 da un altro operatore e venne subito respinta con le medesime motivazioni.

Di recente, nel 2016, veniva chiesta un semplice ampliamento (di soli 12 metri) di area in concessione, peraltro su un’area diversa da quella interessata dal progetto Katanè, ed anche in quel caso veniva sottolineato che il progetto presentava contrarietà con i due piani regolatori portuali.

Ogni iniziativa sin qui intrapresa dagli operatori ha sempre incontrato un secco diniego da parte dell’Autorità perché deve prima approvarsi il nuovo piano regolatore e potrebbe pensarsi che tali risposte siano tutte coerenti con l’esigenza, prioritaria, di approvare prima di ogni cosa il nuovo piano regolatore.

Ma, sorprendentemente, non solo l’Autorità Portuale non rigetta l’istanza Katanè ma nel pubblicare l’avviso di istanza preannuncia la possibilità di poter approvare una variante al Piano Regolatore in funzione del progetto di porto turistico.

«Tali precedenti negativi hanno costituito un deterrente affinché altre realtà già operanti nel porto si facessero ancora avanti – spiega l’associazione – e poi ecco che dal nulla spunta la neocostituita Katanè a presentare un progetto di enorme entità che non viene rigettato dell’Autorità, la quale si dichiara altresì pronta all’approvazione delle necessarie varianti qualora ne ricorrano i presupposti».

Procedura incongrua rispetto all’importanza del progetto

La scelta della procedura, DPR 509 del 1997, utilizzata dall’istante Katanè appare anomala atteso che la stessa comporta una procedura ad evidenza pubblica solo nel caso in cui vengano presentate più istanze in concorrenza.
La normativa europea, invece, nel caso di interventi di così elevato impatto sugli spazi e di così lunga durata prevede che sia l’Autorità a pubblicare un bando e poi gli interessati provvedano a presentare delle offerte entro un congruo lasso di tempo necessario per approntare i costosi e necessari progetti tecnici.
Ed anche per questo motivo, pertanto, l’Autorità Portuale avrebbe dovuto rigettare l’istanza trattandosi di una procedura utilizzabile solo per piccoli insediamenti di breve durata.

Ripercussioni negative per i lavoratori attuali del porto

Sul piano occupazionale il porto turistico della Katanè potrebbe avere ripercussioni negative. Prima di tutto perché nelle banchine 16-17-18-19 da anni ormeggiano circa 25 pescherecci e nessuno dice dove dovrebbero spostarsi, con intuibili ripercussioni per i pescatori e per le loro famiglie.

In secondo luogo l’eventuale concessione in favore della Katanè, dedicata espressamente ai Superyacht, determinerebbe uno squilibrio rispetto agli spazi attualmente utilizzati e generebbe l’esigenza di diminuire gli altri spazi attualmente dedicati al diporto con il pericolo di mancato rinnovo delle concessioni degli altri operatori che già da anni lavorano al porto.

Un porto turistico sproporzionato e senza servizi

Un porto turistico così vasto non avrebbe ragione di esistere poi all’interno del porto di Catania. Inoltre, non è dato conoscere il business plan della società Katanè ma dalle analisi svolte dagli esperti, su commissione dell’associzione degli operatori portuali, non si spiega quali prospettive possa avere una simile infrastruttura. A confronto con gli altri porti turistici presenti nella Sicilia orientale, Ortigia e Riposto, si ipotizza che i 30 posti barca potrebbero essere forse occupati per un mese l’anno su dodici mesi.

Gli esperti incaricati sottolineano un altro aspetto, ovvero che il progetto non prevede dei servizi che sarebbero necessari per una infrastruttura del genere: al porto di Catania non esiste una stazione di carburante in grado di rifornire imbarcazioni tantomeno ne esiste una che rifornisca quelle superiori a 15 metri e non ci sono strutture cantieristiche in grado di alare e fornire rimessaggio invernale alla tipologia di imbarcazioni che la struttura vorrebbe ospitare. Non vi sarebbero inoltre all’interno del porto dei parcheggi auto idonei, vicini alla struttura in esame.
Quindi, questo porto turistico… perché?

Nessuna risposta dall’Autorità Portuale

Su questa vicenda vigila il silenzio assordante dell’Autorità Portuale che finora ha ignorato l’Associazione – che raggruppa 11 concessionari, fra cui la Cooperativa dei Pescatori – nonostante questa abbia più volte richiesto un confronto sull’istanza katanè e su altre importanti ed urgentissime tematiche.

 

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Fabiola Foti

36 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 18 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente addetto stampa del NurSind Catania, sindacato delle professioni infermieristiche. Fondatore della testata online L'Urlo.

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