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Appalti spiagge comunali: dimessi Alfio Vecchio e Orazio Buda

Si sono dimessi dalla Cafè Napoleon Alfio Vecchio e Orazio Buda. I due in queste settimane sono stati al centro di un caso riguardante gli appalti delle spiagge comunali

Ieri alla Direzione Ecologia del Comune di Catania è arrivata una comunicazione ufficiale, tramite PEC, della Café Napoleon con  la quale sono state comunicati le dimissioni di Alfio Vecchio e Orazio Buda due dipendenti che nelle ultime settimane sono stati al centro di un caso riguardante gli appalti delle spiagge comunali.

Sul tema abbiamo scritto negli scorsi giorni l’articolo “Appalto spiagge comunali, sospetti di infiltrazione mafiosa: le carte all’antimafia regionale” nel quale vengono ripercorse tutte le tappe relative alla vicenda degli appalti delle spiagge comunali.

Ma approfondiamo la situazione vedendo per intero  i capi di imputazione relativi ad  Alfio Vecchio e Orazio Buda.

“Del delitto p. e p. dagli artt. 110-629 81 cpv c.p. 7 legge 203/91 per avere, agendo in concorso tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso in tempi diversi, mediante minaccia anche implicita derivante dall’appartenenza del Buda Orazio al gruppo mafioso retto da Privitera Orazio, costretto Fargione Vincenzo e suo figlio Fargione Antonio Rudolf inteso Nino, titolari del VILLAGGIO TURISTICO INTERNAZIONALE- CHUCARACHA, sito in questo Viale Kennedy nr 47, ad affidare ad essi indagati, in particolare alla ditta intestata al Vecchio, i servizi di sicurezza per la discoteca ubicata all’interno del citato complesso turistico. Con l’aggravante di cui all’art. 7 Legge 12.07.1991 nr. 203, per aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni di assoggettamento e di omertà derivanti dall’appartenenza all’associazione mafiosa c.d. “Cappello” ed in particolare al gruppo facente capo a Privitera Orazio, in Catania, da giugno 2011 ad ottobre 2012.”

“Del delitto p. e p. dagli artt. 110 56-629 81 cpv c.p. 7 legge 203/91 per avere, agendo in concorso tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, mediante minaccia anche implicita derivante dalla loro appartenenza al sodalizio mafioso facente capo a Privitera Orazio, compiuto atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere Guerrisi Lino, presidente di associazione sportiva, ad affidare i servizi di sicurezza per il ristorante-discoteca gestito dalla predetta associazione alla ditta del Vecchio, non riuscendo nel loro intento per cause indipendenti dalla loro volontà. Con l’aggravante di cui all’art. 7 Legge 12.07.1991 nr 203, per aver commesso il fatto avvelandosi delle condizioni di assoggettamento e di omertà derivanti dall’appartenenza all’associazione mafiosa c.d. “Cappello” ed in particolare al gruppo facente capo a Privitera Orazio. In Catania e Scordia, da maggio 2011 a giugno 2011.”

“del delitto p.e p. dagli artt. 110 cp., 12 quinquies co. I legge 356 del 7 agosto 1992 perché, agendo in corcorso tra loro, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione antimafia, attribuivano fittizziamente al Vecchio la titolarità esclusiva della ditta ind.le denominata Catania Soft Air di Vecchio Alfio, esercente il commercio di articoli sportivi e per tempo libero ed altri servizi per le imprese non altrove classificati, Partita Iva 04907020871, con sede a Catania viale Moncada nr. 10, che si occupava dei servizi di vigilanza e security all’interno del villaggio turistico la Cucaracha, ditta di cui era in realtà socio occulto Buda Orazio. Con l’aggravante di cui all’art 7 Legge 12.07.1991 nr. 203. In Catania dal maggio 2011.”

Queste sono le tre imputazioni, nel processo cosiddetto “Prato Verde”, in corso a Catania, nei confronti di Orazio Buda e di Alfio Vecchio.

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Redazione

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