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Antonio Sozzi apre il cuore alla penna scrivendo “Amore Giovane”

Reale, crudo ma allo stesso tempo velato: “Amore giovane” è un’autobiografia di Antonio Sozzi pubblicata nell’ottobre 2015. L’autore catanese nasce nel 1947; vive e studia a Catania dove si laurea in Statistica. La matematica lo accompagnerà per tutta la carriera professionale ma, alle soglie della pensione, decide di cimentarsi in un mondo del tutto nuovo: la scrittura. « Non ho mai avuto esperienze in ambito artistico, ma ad un certo punto della mia vita qualcosa mi ha spinto a scrivere la mia storia, lasciando un ricordo ai miei figli»; così l’autore spiega questa nuova passione che concretizza non solo scrivendo il suo primo romanzo ma anche entrando a far parte del circolo letterario “Pennagramma”, i cui membri sono scrittori e poeti quali Mario Cunsolo, Luigi Urso, Claudio Basile, Simona Zagarella, D. Abate, Alesssandro Granieri e A. Vecchio.

«I ricordi rappresentano il passato ma per noi rappresentano anche il presente ed il futuro», ci racconta Antonio Sozzi , in 123 pagine, parte della sua vita. Si spoglia del tutto e descrive meticolosamente, attraverso immagini, suoni e odori, un’infanzia lontana che riusciamo anche noi a vivere attraverso foto e parole. La famiglia, la nascita, l’infanzia, l’adolescenza, la lontananza, il dolore, il grande amore, il matrimonio, la caserma: attraverso i titoli d’ogni paragrafo, il libro viene scandito passo dopo passo e accompagna i lettori ed il protagonista, che sembra intercalato nella voracità del tempo, per le strade di Santa Domenica Vittoria, in provincia di Messina. Ma cosa vuole dirci davvero l’autore? E’ solo una narrazione scarna dei fatti avvenuti nella sua vita o c’è qualcosa di più? La genuinità e il realismo con cui il racconto presenta la banale vita d’ogni giorno, rende stupefacente la vita stessa; è il libro di ognuno di noi. Antonio Sozzi rende caratteristica e singolare una vita comune, degna di essere raccontata.

Come e perché ha deciso di mettere per iscritto la sua vita? E’ sempre stato un appassionato di lettura e scrittura?

«Io sono sempre stato un mangialibri. A 6 anni facevo le nottate per leggerli e li finivo in giornata. Ho sempre avuto il piacere di leggere libri fantasy ma lo stesso non si può dire con la scrittura. Da adolescente sono stato bocciato più volte a scuola e prendevo voti bassissimi in italiano. Non avevo alcuna esperienza. Poi ho fondato dei giornalini e da lì ho iniziato. Ma scrivere un romanzo è un’altra cosa, è molto difficile e bisogna studiare tantissimo. La cosa che mi ha spinto a scrivere è stata soprattutto la voglia che avevo di lasciare qualcosa nel mondo. Io ho pensato: quando morirò verrò dimenticato. Ma un libro è eterno, non può essere distrutto; e così con lui  anche tu rimarrai per sempre.»

Come secondo lei possiamo avvicinare i giovani alla scrittura?

«Portando la passione nelle scuole. Il circolo letterario “Pennagramma” ha programmato un percorso per le scuole. L’obiettivo del progetto è educare gli adolescenti a un approccio diverso con il libro, facendo leva sulla vita di tutti i giorni e sulla fantasia che la mente può concepire per migliorare se stessa e guardare il mondo da nuove prospettive.»

Lei parla molto nel suo libro dell’infanzia e dell’adolescenza;  come pensa sia cambiato il modo di vedere la vita da parte dei giovani di oggi rispetto alla sua  generazione?

«Noi eravamo dei “babbasunazzi”, i giovani di oggi sono molto più svegli. La cultura era nozionistica e la memoria era fondamentale  ma,  grazie ad internet, adesso tutto ciò non occorre. I ragazzi hanno più conoscenza, più intelligenza ma non la applicano al meglio. Non si fermano un attimo ad osservare quello che accade intorno. Si è perso il valore della bellezza, della semplicità: guardare un tramonto, emozionarsi nel raccontare una storia.»

Percorrendo questo viaggio nel tempo insieme all’autore, alla ricerca della bellezza di ricordi smarriti, sfumati, ingialliti, riscopriamo l’arte della semplicità, dell’umiltà di iniziare a scrivere delle lettere, cosa particolarmente impegnativa per un uomo abituato a vivere con i numeri perché, come ci dice Antonio Sozzi,«  la cultura non riempie la pancia ma arricchisce gli animi. Ognuno di noi dovrebbe scrivere il libro della sua vita, ognuno di noi può farlo». Abbiamo perso l’abitudine di parlare di noi, abbiamo iniziato a cambiarci per piacere agli altri, abbiamo dato più importanza al giudizio e alle paure ma abbiamo ancora la forza di svelare i nostri intimi segreti, liberandoci attraverso un oggetto banale ma stupefacente: la penna.

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