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Antonio De Cristofaro con “Il perdente” non le manda a dire

Lo scrittore campano, giunto alla quinta opera, smaschera il sistema.

Immaginate un perdente. Dimenticatelo. Adesso pensate ad un uomo onesto. Sincero. Puro. A tratti divertente, ma anche ambizioso per la sua passione primaria. Un uomo che ha rinunciato a sposarsi, che sulla soglia dei sessant’anni e prossimo alla pensione, dopo aver vissuto con la madre, sino a quando questa era in vita, improvvisamente si trova a realizzare il suo sogno più grande: uno scrittore di successo, tradotto nel mondo e con milioni di fan e lettori che diventano lui devoti. Il tutto, con un altissimo prezzo da pagare.

Ma non solo, l’autore mette in luce, lo squallore che non conosce età o background sociale, per amore di raggiungere il successo, come il caso di una sua amica pronta a deliziare un giornalista voglioso della carne di questa.

Antonio De Cristofaro, un coraggioso

Il libro che ci si appresta a recensire, non ha bisogno di molte parole, di giri e rigiri. È semplicemente meritevole di lode e di attenzione per chi l’ha scritto. Il coraggioso professore Antonio De Cristofaro, che attraverso il protagonista del suo nuovo romanzo, intitolato “Il perdente” e pubblicato per Letteratura Alternativa, Ettore, fa sorgere il dubbio al lettore che a tratti trattasi di se stesso medesimo.

Antonio De Cristofaro, si osserva dall’esterno, raccontando qualche sua ambizione e qualche sua delusione? Magari come quell’atteggiamento restio che il protagonista ha nei confronti di alcune categorie professionali dell’editoria contemporanea, nello specifico gli agenti letterari? Il giorno che lo intervisteremo, certamente glielo chiederemo!

 

Trama

Ettore è un distinto signore che adora leggere e scrivere. Tanti ne ha scritti, di racconti, che gli sono stati pubblicati e che solo qualche amico però ha letto. Il momento è giunto: sa di aver pronto il capolavoro della sua vita. Necessita di trovare solo un editore, serio che lo lanci e diffonda il suo libro. Cosa che accadrà e che gli permetterà di aver un buon riscontro di pubblico e di critica.

La vita scivola e scorre semplicemente. Con una cara amica, un bel dì, si reca alla presentazione di un libro di una affermata scrittrice. In quella sede conosce un giornalista, col quale scende ad un patto: se Ettore riesce a presentar lui e spingere un po’ la propria amica a far godere della sua presenza per una serata il giornalista, quest’ultimo aiuterà e la donna e lo stesso Ettore, dando loro una vetrina tramite i media, TV, giornali et alii.
Il tutto avverrà, e frattanto crescerà la notorietà di Ettore, fino al giorno che andrà in TV invitato in un importante talk show, dove… ecco dove non ve lo diciamo, perché è proprio da quel momento che la vita di Ettore cambia.

Diverrà uno scrittore famosissimo, di fama mondiale, fan da tutto il mondo, icona del proprio paesino dove ha lavorato e sino al momento che andrà ospite in tv.

 

La famiglia, la crescita della notorietà e un problema giudiziario

Il rapporto con i fratelli, nello specifico con la sorella e il fratello e con i nipoti, non cambierà, sempre cordiale e affettuoso, uno zio affettuosissimo, un fratello affettuoso, nonostante il padre preferisse l’altro figlio, sembrerebbe trasparire dal romanzo, mai emersa una gelosia.
Più la sua fama cresce, più la giustizia lo tormenta e lui che è un brav’uomo, accoglie la giustizia degli uomini, fino ad essere spedito in un carcere di massima sicurezza, dove realizza il sogno di una vita: leggere e scrivere, nient’altro che leggere, e scrivere, e produrre sempre più libri di fama internazionale.
Ma cosa è accaduto al fine che Ettore, finisca in carcere? Ha violentato? No! Ha abusato dei nipoti? No! Ha oltraggiato le istituzioni tradendo la propria professione? No! Ettore, ha ucciso tre uomini, in circostanze anomale. I testimoni, hanno per la prima volta visto un uomo che sconoscevano. Un uomo che possedeva dei talenti non indifferenti. Ma perché ha ucciso questi uomini?

120 pagine di shock!

Ci è doveroso farvi sapere che non possiamo proseguire. Il libro è shokkante, ed è forse proprio questa la sua forza. La medesima che possiede l’autore, coraggioso, scrivevamo prima, nel non mandarle a dire a certe figure professionali che tali si inventano, come quella dell’agente, che ti strappa denari, che ti chiede la tangente, che non fa nulla, che l’unico movimento all’approccio di uno scritto è chiedere soldi e nient’altro.
Ciò che, infine, ha risuonato di riflesso è come Antonio De Cristofaro, senza mezzi termini, ha messo in luce: cioè ciò che rappresenta il nostro paese, che ci porta sempre e in ogni caso ad essere un perdente, proprio come si intitola il libro.

 

Una questione sociale

L’Italia delle contraddizioni, ma anche l’occidente delle vergogne, dove un uomo onesto e sincero, sembra che possa ottenere tutto ciò che ha sempre desiderato, conoscendo ed essendo certo della sua talentuosità, solo a costo di pagarne un prezzo altissimo, quel prezzo che scoprirete leggendo questo romanzo di formazione e di induzione alla resistenza.
Un romanzo, “Il perdente”, pubblicato per Letteratura Alternativa, crudo, e duro, nonché profetico di ciò che si propone la giurisdizione italiana, dove un pubblico ministero aspetta sempre che ci scappi il morto prima di aprire le indagini su ciò che reputa essere qualcosa di stupido… quando la stupidaggine è la loro attività primaria! Il perdente è un libro da leggere con devota attenzione, perché in poco più di 120 pagine mette in luce il ‘marciume italioto’, quello che appare garante della tranquillità e invece ti fotte dopo che hai servito con dovuta attenzione ciò che le sfere più alte hanno voluto.

 

Titolo: Il perdente
Autore: Antonio De Cristofaro
Editore: Letteratura Alternativa
Pagg.:120
Prezzo: € 13,90
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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".
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