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Antimafia: in carcere due indagati vicini al clan Laudani

Passi avanti per disarticolare il clan dei "Mussi i Ficurinia" di Paternò

Questa mattina i Carabinieri del Nucleo Investigatio del Comando Provinciale di Catania hanno eseguito ordinanza di custodia cautelare in carcere per Barbagallo e Cannavò

Antimafia. Dovranno rispondere in merito a concorso in omicidio. Porto e detenzione illegale di arma comune da sparo. Con l’aggravante di premeditazione e crudeltà. I Carabinieri hanno eseguito l’ordine su delega della Procura Distrettuale. L’ordinanza è stata emessa dal GIP del tribunale di Catania su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Antonio Barbagallo di 43 anni e Samuele Cannavò, 22 anni, dovranno rispondere anche di aver agevolato e rafforzato l’associazione mafiosa di appartenenza del clan Laudani. ovvero “mussi i ficurinia”. Il gruppo Rapisarda operativo a Paternò fa capo a Salvatore Rapisarda attualmente detenuto sotto regime del 41 bis O.P.

Indagati per l’omicidio di Emanuele Di Cavolo

I due sono indagati per l’omicidio di Emanuele pasquale Di Cavolo, nato nel 1984. Questi chiamato “Saddam”. Il suo cadavere è stato rinvenuto del 2018 a Ramacca (CT). La misura cautelare costituisce sviluppo delle indagini. A cura del Comando Provinciale dei Carabinieri di Catania. Gli inquirenti hanno avviato le indagini proprio a seguito dell’omicidio. In parallelo con l’attività investigativa, quella del procedimento penale che monitorava il gruppo mafioso Laudani stanziato a Paternò.

Nel corso di quest’ultima indagine erano emersi assidui rapporti di frequentazione tra la vittima e alcuni esponenti del clan tra i quali Barbagallo e Cannavò. Indagini incrociate hanno permesso di ricostruire gli ultimi giorni di vita della vittima e i rapporti con gli altri affiliati.

La ricostruzione dell’omicidio

Le indagini dell’Antimafia hanno evidenziato come i due arrestati nei giorni precedenti all’omicidio avevano manifestato malumori per la condotta di Di Cavolo. Questo, pare fosse soggetto inaffidabile per la sua abitudine a parlare troppo. Accusato di mettere in giro voci denigratorie nei confronti dei sodali. Da qui scaturiva la decisione di eliminare il giovane. Secondo la ricostruzione i due hanno portato la vittima in un posto distante da dove normalmente operava il “consorzio” mafioso. Barbagallo e Cannavò dovranno rispondere di questo efferato delitto. Con le aggravanti della premeditazione e della crudeltà. Hanno colpito la vittima con numerosi colpi di pietra. Una vera e propria esecuzione. Al punto da renderla irriconoscibile. Altra aggravante è il metodo mafioso attuato al fine di rafforzare l’associazione mafiosa dei Mussi ‘i figurinia.

Le indagini balistiche

operazione antimafiaI Carabinieri del Reparto Investigazioni Scientifiche di Messina hanno provato che la pistola era stata utilizzata sia per l’omicidio di Di Cavolo sia per una tentata rapina il 30 dicembre 2017. La Rapina fallita era ai danni di un distributore di carburante. Cannavò è sotto processo proprio per questo precedente reato.

Altri accertamenti scientifici

Ulteriori accertamenti tecnico scientifici su campioni di sangue hanno consentito di attribuire una delle tracce a Barbagallo.

Entrambi gli indagati sono detenuti dal giugno 2018. Colpiti dall’Ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP. Questa ha consentito la cattura di 19 appartenenti alla componente del clan Laudani. Sono tutti chiamati a rispondere dei delitti di associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, tentata rapina, porto abusivo e detenzione illegale di armi. L’operazione di oggi si inquadra in questo contesto. Un ulteriore passo in avanti per le indagini antimafia portate avanti dalla procura Distrettuale della Repubblica di Catania e dei Carabinieri del Comando Provinciale. Così si sta operando per disarticolare il gruppo Laudani di Paternò.

A.P.

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Redazione

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