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Musumeci e Borsellino a confronto ad Acireale

Acireale ha riunito due figure sempre avversarie sul confronto politico e con storie completamente diverse: Nello Musumeci e Rita Borsellino, Alleanza Siciliana l’uno  e capolista Pd alle europee del 2009 l’altra. Entrambi, però, sul tavolo de “Le Giornate della Legalità” a parlare di lotta alla criminalità organizzata e delle sue difficoltà nel mondo di oggi.

La prima, quella dell’abuso di parole come “antimafia”, che per Don Ciotti, fondatore di “Libera”, sono diventate ormai “una carta d’identità che si tira fuori a seconda delle circostanze”. Secondo Rita Borsellino, “sono stati dei termini che hanno avuto una loro grande valenza e poi forse qualcuno ha capito che legalità 3potevano anche essere convenienti ed ha cominciato ad usarli un po’ a sproposito a suo uso e consumo. Oggi purtroppo vediamo i risultati di questo abuso e però ce ne accorgiamo questa è la cosa importante, dico sempre: evitiamo di buttare via l’acqua sporca insieme al bambino. La legalità prima di essere un termine è una realtà che bisogna difendere e promuovere”.

Nello Musumeci è presidente della Commissione d’inchiesta e vigilanza sulla mafia istituita dall’Ars, la stessa che nel 2006 la Borsellino voleva cancellare con un disegno di legge. L’allora deputata regionale ne dichiarò “il fallimento istituzionale”, definendola “inutile e controproducente”. Oggi aggiunge: “Non era una cosa fatta contro la persona, tutt’altro: non era stato nominato un presidente, era la legislatura che durò poco, perchè poi Cuffaro si dimise, con nello Musumeci eravamo stati avversari durante la campagna elettorale ma sempre con grande rispetto reciproco. Feci quella proposta in maniera molto provocatoria: i nomi che circolavano, e che ora non ricordo, non mi sembravano assolutamente adatti a ricoprire un ruolo di grande responsabilità come quello e poi perché la commissione regionale comunque non aveva grandi poteri, quindi a seconda di chi andava in mano sarebbe stato un bluff. Tanto valeva abrogarla“.

I fondi statali destinati alla DIA, l’organo investigativo pensato da Giovanni Falcone, dal 2001 al 2014 sono passati da 28 a 13,5 milioni. Per Musumeci: “Bisogna rendersi conto del contesto, un contesto assolutamente drammatico e inedito al quale non eravamo abituati che comporta nel bilancio dello Stato una serie di tagli; è chiaro che nel tritacarne finisce anche l’attività per la sicurezza. Ma vorrei e vorremmo che i tagli fossero assolutamente sobri. Dobbiamo far leva non soltanto sui tradizionali apparati repressivi legalità 2dello Stato, ma dobbiamo contare anche sulla partecipazione della società civile nella lotta per la legalità”.

Un altro ostacolo sembrerebbe proprio i mezzi messi a disposizione da chi governa. Nel 2014 abbiamo assistito ad una “spending review” della legalità, in particolare alla depenalizzazione di due reati:il voto di scambio , (si veda il processo Lombardo, ndr) la famosa modifica al 416 ter promossa da Giovanni Burtone (PD) ed accettata anche da Sel, e il concorso esterno ad associazione mafiosa, che rientra nella lista dei “minorati” per cui non è più compresa la reclusione.

“L’attività legislativa – continua il cofondatore di Alleanza Siciliana – prescinde dalla politica dei costi: quella è solo espressione di una volontà di governo e di una maggioranza di governo. E’ un problema di cui si occupa il legislatore nazionale; credo che non serva soltanto l’inasprimento delle pene, ma la certezza che la pena venga scontata. E serve soprattutto la corretta applicazione delle norme. Però io faccio l’antimafia regionale, non mi occupo di legislazione nazionale, prendo atto come ogni altro cittadino di un’attività e di un impegno che a mio avviso dovrebbero essere molto più produttivi e adeguati alla domanda che emerge dalla società.”

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Alberto S. Incarbone

21 appena compiuti ed una vita da studente davanti, di fronte a me vedo sempre nuove vie d'uscita. Gioco a fare il giornalista da quasi due anni, collaborando con TRA tv e Il Mercatino, anche se qualche volta mi diletto a fare il cameriere. Amo viaggiare a piedi per la Sicilia, ma soprattutto parlare, parlare con i vecchi. Radio, televisione, carta stampata e web non mi bastano: sogno una terra vergine da esplorare, in cui comunicare col pensiero. Nel frattempo mi trovate in giro ad intervistare qualcuno, sperando di fare domande intelligenti.

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