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Andrea Baglione e il ping-pong: è rivoluzione filosofica

Con "Filosofia del ping-pong" l'autore pubblicato da Il Melangolo, apre un nuovo varco speculativo.

Con la “Filosofia del ping-pong”, Andrea Baglione, il melangolo edizioni, ha vinto una partita sul tavolo verde, blu, rosso, tecnicamente e tatticamente perfetta.

Gli imbecilli

Vi sono imbecilli che praticano l’auto referenzialità, che praticano anche il cambiamento (punitivo) della parola dietro a cattedre conquistate a colpi di leccate di culo.

Poi vi sono talenti innovatori che non si fermano a quattro libercoli imposti nelle aule universitarie.

Sono quest’ultimi i nemici giurati degli innovatori contemporanei, che non si fermano al mero interesse di riportare sotto altra forma tra sinonimi e contrari, libri triti ritriti.

Diversi sono i casi, e pochi gli editori coraggiosi che li propongono. Editori ai quali va il merito di pubblicarli.

Gli innovatori

L’autore, con l’unica pecca di praticare il dottorato presso l’Università degli Studi di Genova, è il succitato Andrea Baglione. Nella nota di presentazione in quarta di copertina viene definito come dipendente dallo sport di racchetta.

Baglione scandaglia il percorso di una pallina durante un match, analizzando e specificando l’impossibilità che ha una pallina di realizzare per due volte una medesima traiettoria.

Certamente geniale nell’approfondimento del suo studio, Baglione spinge ad una precisa speculazione senza necessariamente ricorrere ai noiosi pensatori dei quali se ne potrebbe fare a meno. Merito del ping-pong.


Improvvisazione

Dice lo stesso, che l’improvvisazione alla stoccata, quello che potrebbe essere definito come il colpo di classe del talento, c’è, ma non è una improvvisazione che non ha basi di studio.

Un po’ come col jazz aggiungiamo noi. Tutto è certosinamente studiato, frutto di un allenamento impegnato che spinge a leggere
l’ “etimologia” del movimento.

Questa etimologia la ritroviamo in tutto quanto sono gli strumenti del ping-pong e della mente che gioca.

C’è una filosofia della raccheta, una fenomenologia del tavolo, un’ontologia della pallina.

 

Sun-Tsu

Questi portano ad un respiro primordiale che permette di applicare senza se e senza ma strategie dell’arte della guerra alla maniera di Sunz Tsu, dove una minima distrazione, prima elaborata mentalmente, sulla scelta da fare, potrebbe portare alla disfatta.

 

Il suffisso dada

Quasi un dadaismo, dal suo suffisso dada che antepone su se stessa l’idea di ampliare all’opinione pubblica il significato di filosofia, o distruggerla definitivamente nei canoni classici… e un po’ troppo arcaici tanto da portare ad una sofferenza emblema di malesseri interiori.

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".

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