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L’amministrazione del ribaltone 2: i voti dei “lombardiani” non “puzzano” più!

Quando Raffaele Lombardo fu condannato (dichiarazione del 20 febbraio 2015) dichiarò: “dal punto di vista umano non può che dispiacermi, ma la decisione dei giudici dimostra come non sbagliassi segnalando gravi preoccupazioni per il sistema di relazioni che si sviluppava attorno all’allora presidente della Regione”.

“Per lungo tempo mi sono trovato isolato e criticato persino nel mio stesso partito – aggiunse Bianco – perché dicevo che il Pd non aveva altra alternativa che ritirare l’appoggio al governo Lombardo, ma gli iscritti la pensavano come me e la tendenza emerse chiaramente quando proposi un referendum interno”. “Mi spiace che la Sicilia per due volte consecutive veda condannati Presidenti della Regione – concluse Bianco – ma è bene che si faccia piena luce su certe realtà: questa è una terra che merita innanzitutto verità e legalità”.

Quando era stata disposta l’imputazione coatta contro il presidente della Regione l’allora senatore Pd aveva detto (30 marzo 2012): “le decisioni della magistratura vanno sempre rispettate. La richiesta di imputazione coatta per concorso esterno in associazione mafiosa disposta dal Gip nei confronti di Raffaele Lombardo è un fatto inequivocabile. Il procedimento giudiziario farà il suo iter, ma una pagina politica oggi si è chiusa. Il PD non ha alternative né altre opzioni: deve ritirare l’appoggio al governo Lombardo. Deve farlo per la sua storia, prima ancora che per motivi di statuto. Adesso lavoriamo tutti per una nuova stagione di autentico rinnovamento che porti la Sicilia fuori dalla attuale condizione”.

“ Insomma, uno coerente Bianco, che il 5 agosto 2012, aveva dichiarato che “col governo Lombardo si chiude una pagina buia, ora sviluppo e legalità”. Sobrio, inglese. Come il comunista italiano Orazio Licandro, in quella data: “se ne è andato il peggior governo regionale della storia repubblicana i siciliani sono più poveri, il tessuto sociale è polverizzato“.

Coerenza su coerenza, non a caso, il senatore Enzo Bianco aveva promosso, assieme ad altri, addirittura una raccolta di firme contro il sostegno del suo partito a Lombardo. Chiedendo un referendum sul tema! Era il 2011, il quesito che venne posto era questo: «Condividi la permanenza del Partito democratico nella maggioranza che sostiene il governo Lombardo?». Insomma, un vero avversario, determinato, coerente, sincero. Dicono. Peccato, però, che nella primavera del 2005 lui, Bianco, non fosse riuscito a vincere le comunali catanesi: malgrado un vantaggio che sembrava incolmabile per il suo avversario Umberto Scapagnini. E malgrado un accordo politico raggiunto proprio con Raffaele Lombardo. Che, però, aveva poi scelto il centrodestra: “potenza delle sirene berlusconiane” –si disse. Chissà. Ma l’on. Bianco è uomo di saldi principi: e magari anche di grande memoria? Sono passati mesi, anni, e lui è visto come uno dei simboli dell’ “antilombardismo doc”.

Una “scelta politica” forte e determinata, come quelle “scelte di vita” che lasciano il segno, per gli uomini. E allora, oggi, nell’anno del Signore 2016, nell’ambiente politico catanese si guarda con ironia e qualche –forse- imbarazzo alla condotta del gruppo consiliare di “Grande Catania”, gli eredi dell’Mpa lombardiano, che da qualche mese appoggiano più o meno velatamente l’amministrazione comunale targata Bianco.

Da quel 28 maggio scorso, quando il senatore Antonio Scavone (storico e fedele esponente dell’ “area lombardiana”), con il gruppo di “Grande Catania” (escluso il consigliere Maurizio Mirenda) andò a trovare il sindaco a Palazzo, è stato un susseguirsi di situazioni alquanto imbarazzanti, in termini di scelte politiche in aula, per chi crede che i voti del centrodestra non debbano sostenere il centrosinistra. Anche perché gli elettori non votano “a scatola chiusa” (almeno nei paesi democratici accade questo).

Insomma, invece cosa è accaduto? Numero legale mantenuto, votazioni di delibere, atteggiamenti morbidi, se non da “inciucio”: “Grande Catania” è diventata l’ennesima “stampella “di centrodestra. A favore del Bianco sempre alla ricerca di una maggioranza. Che non c’è mai stata. E che viene “raccattata” voto dopo voto. A parte Manlio Messina, l’ “intransigente”, quello che “non capisce come si fa politica”, che non intende che “non bisogna essere contro tutti”. Insomma, il centrodestra catanese (quasi tutto) va al servizio del centrosinistra, nella peggiore tradizione del consociativismo catanese. E Bianco “Incassa” i voti dei “lombardiani”. Che evidentemente non “puzzano” più.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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