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American Disorient Express: aromi folk in terra di Sicilia

Il mare, un cielo che più azzurro non si può, il rumore del vento. Queste le prime cose che colpiscono in un breve video che trovate su YouTube e che gli American Disorient Express hanno girato per promuovere il loro primo album, Canzoni in cantina.

Copertina dell’album Canzoni in cantina

Location meravigliosa (siamo nel messinese, la costa è quella tirrenica) e soprattutto un sound che stupisce per freschezza e vitalità e che ben si amalgama con l’ambiente circostante. Tre sono i protagonisti di questa avventura all’insegna del folk d’autore: Fabrizio Schepis (voce e chitarra classica), Vittorio Notarnicola (chitarra acustica, guitar banjo e ukulele) e Piero Lysios Lamankuwsa (basso fretless e percussioni da piede).

Nati nel 2014, gli American Disorient Express nei dieci brani del loro disco propongono una trascinante miscela di suoni che, pur ricordando molto il “combat” dei Modena City Ramblers, si nutre alla fonte del country e del bluegrass (Nitty Gritty Dirt Band, Charlie Daniels), non dimenticando nemmeno per un istante la grande lezione del rock americano degli anni ’60 (Byrds, Lovin’ Spoonful) e la tradizione siciliana che emerge prepotentemente in pezzi come Re minore.

I più attenti tra voi, inoltre, non potranno fare a meno, ascoltando canzoni come La barba o In un cassetto, di sentire echi del miglior Rino Gaetano e del Lucio Battisti più rock, quello di Amore e non amore. Tanti elementi, dunque, che si fondono insieme dando forma e sostanza, grazie anche all’uso della lingua italiana, a composizioni che, facendo leva sull’ironia (ad esempio, in Kamut), si dimostrano meravigliosamente originali.

American Disorient Express – Vittorio Notarnicola – Foto di Domenico Notarnicola

I testi degli American Disorient Express ci parlano della vita di tutti giorni, una vita osservata con divertito distacco. In essi si raccontano piccoli e grandi drammi dell’esistenza (tagliarsi o non tagliarsi la barba, lasciare la propria terra in cerca di un futuro migliore o accontentarsi) e non mancano richiami a temi importanti come l’ambiente oppure la ricerca di un’alimentazione più sana e genuina che, in alcuni casi, si trasforma in vera ossessione.

Non inganni, poi, la scelta acustica del progetto e la facilità con cui tutti i brani restano subito in mente: le trame musicali sono alquanto elaborate e vengono eseguite con buona dose di virtuosismo.

Fabrizio, Piero e Vittorio, come leggerete anche nell’intervista che segue, hanno le idee chiare su quello che potrà essere il loro percorso. Noi possiamo soltanto augurargli di trovare la strada del (meritato) successo.

 

Come nascono i vostri brani? Partite dalla musica o dalle parole?

«I brani normalmente nascono dall’esigenza di dover esprimere un punto di vista a prescindere dalla tematica trattata, quasi sempre partiamo dalla musica per poi arrivare al testo».

Avete considerato la possibilità di comporre canzoni in lingua inglese?

«Al momento pensiamo, non per presunzione, che forse ci sia più bisogno di musica italiana. In molti strizzano l’occhio alla lingua inglese anche per la musicalità innata della lingua britannica, ma la sfida è proprio quella di poter emergere con il nostro idioma».

American Disorient Express – Piero Lysios Lamankuwsa – Foto di Domenico Notarnicola

I vostri testi, oltre ad essere ricchi di ironia, descrivono situazioni che fanno parte della nostra quotidianità non dimenticando di fare riferimenti ad ambiente e salute. Credete ci sia ancora spazio per un cambiamento che possa regalare alle prossime generazioni “tempi migliori”?

«Come hai ben evidenziato, nei nostri testi c’è tanta ironia ma talvolta anche una lucida e dissacrante analisi sul nostro spaccato sociale quotidiano nel quale proviamo quasi sempre ad intravedere un lieto fine. Quindi è ciò che ci auguriamo nonostante tutto».

Cosa rappresenta oggi per una band la registrazione di un disco? Più una testimonianza di una fase della propria carriera o più un mezzo con il quale promuovere la propria attività live?

«Di sicuro è un punto di partenza mai di arrivo, per noi vuole essere un buon “biglietto da visita”. Noi siamo una band indipendente quindi questo ha i suoi pro e diversi contro. Non dobbiamo dare conto a strategie di mercato e quant’altro e quindi abbiamo libero potere decisionale, ma tutto pesa sulle nostre spalle e soprattutto sulle nostre tasche! Pertanto, il disco diventa anche una fonte, se pur minima, di guadagno per poter mandare avanti il nostro “circo”».

Tra dischi mediocri e reality che non provano nemmeno a cercare artisti veri, la scena mainstream (e con essa il vecchio mondo delle case discografiche) sembra ormai sempre più vicina al collasso. Eppure il mondo è pieno di bravissimi musicisti che, come voi, portano avanti con coraggio il loro progetto musicale. Quali strade dovranno percorrere d’ora in poi coloro che desiderano vivere di musica e/o magari raggiungere un certo successo?

American Disorient Express – Fabrizio Schepis – Foto di Domenico Notarnicola

«Condividiamo appieno la tua analisi, purtroppo è tutto vero, ormai è sempre più difficile poter intraprendere questo percorso. Stanno cercando di ingabbiare la musica in questi “scatoloni”che prendono il nome di talent, ma sarebbe più corretto chiamarli “matriosche” prive di un reale contenuto artistico. Tornando alla domanda, se si intraprende questo percorso pensando al successo, allora è meglio lasciar perdere. Noi suoniamo e tentiamo di vivere di questo per un bisogno irrefrenabile di raccontare una nostra versione della vita e, soprattutto, per provare ad emozionare emozionandoci. Questa è l’unica strada che conosciamo».

Come pensate si possa evolvere il vostro sound? Il secondo album ci riserverà qualche sorpresa?

«Il nostro sound si evolve ogni qualvolta proviamo e ci troviamo a lavorare su di un pezzo nuovo. Al momento la linea delle nostre canzoni è più sognante e di sicuro diversa rispetto alle sonorità di Canzoni in cantina. Non vediamo l’ora di farvele finalmente ascoltare nel nostro prossimo disco».

 

Fotografie di Domenico Notarnicola

 

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