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Amedeo Bianchi, una vita col sax

Amedeo Bianchi e il suo saxofono sono quasi una leggenda. Ha suonato con tutti i più grandi artisti della musica italiana, è il saxofonista storico di Antonello Venditti e a metà giugno sarà a Catania per una masterclass sul sax organizzata dall’Accademia Musicale Naima e Attilio Cappellani.
Amedeo hai iniziato prima col clarinetto e poi sei passato al sax. Come mai?
«Il passaggio è stato abbastanza naturale, non perché sia naturale passare dal clarinetto al saxofono, ma per un semplice fatto di storia. Ho comprato il mio primo sax l’anno del diploma e poi mi sono arrivati i primi lavori. Man mano mi hanno chiamato in tournée vari artisti e così ho cominciato a comprarmi tutta la serie, poi il lavoro maggiore è arrivato dal pop. Io amo tutta la musica senza divisioni in scomparti, io ci lavoro ed è una passione a me basta suonare per essere felice. I generi sono un po’ il riflesso della personalità ma è chiaro che se si suona per lavoro bisogna saper suonare tutto. Poi è chiaro che man mano degli amori nascono». 1978825_10203385552029993_148041095_n
E nel tuo caso quali sono questi amori?
«Mi è rimasto un grande amore per la musica classica (ho una predilezione per Brahms e Debussy) anche se non l’ho più praticata a livello professionale. Poi la musica contemporanea, perché son cresciuto con parecchi esperimenti di musica contemporanea. Parlando invece del campo in cui lavoro ormai da 40 anni amo il soul, il rock e la musica leggera. Ho lavorato a più di 500 dischi in questo campo. Amo il jazz ma non mi definirei un jazzista puro».
Eppure spesso i saxofonisti vengono associati subito al jazz.
«Questa è un’idea legata alla cultura musicale del saxofono. Il saxofono, pur essendo nato in Europa (per essere precisi in Francia) a metà dell’800, è tornato negli anni ’40 dall’America in cui si era diffuso prima come strumento principe delle grandi big band e poi della musica jazz, e proprio in quel periodo c’è stata un’enorme diffusione del jazz grazie a tv e radio. Chiaramente tutti noi che suoniamo il sax non possiamo non conoscere il jazz, però poi il saxofono ha trovato una destinazione in mille cose, sia nel rock che nella musica leggera. Il sax è un po’ come il prezzemolo: sta dappertutto!»

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Lavorando nella musica da molto tempo, come vedi la situazione attuale in questo campo?
«È tutto diverso da quando ho iniziato. Ormai non c’è più nessuno che compra la musica. Fondamentalmente chi vende la musica ha deciso che gli conveniva di più di offrirla con dei mezzi piuttosto che con altri. Sono stati loro a creare i mezzi per far sì che la musica venga scaricata, altrimenti avrebbero bloccato questo processo. Si è sempre pensato all’interesse immediato, si punta semplicemente a guadagnare il triplo spendendo la metà. Anche nel fare dischi adesso si cerca di risparmiare il più possibile, ad esempio non registrando più negli studi e provando finché non si aveva il risultato ideale che si stava cercando. Era un investimento. Adesso si cerca solo di fare costare i cd il meno possibile, facendosi inviare direttamente la traccia registrata dai musicisti. Stiamo vivendo un momento veramente buio».

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Redazione

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