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Ambiente, c’è chi muore e c’è chi viene premiato. Dal capitano d’industria all’operaio gelese

L’aula magna di Medicina ha ospitato ieri pomeriggio la rassegna di sequenze “L’immaginario cinematografico della Sicilia tra paesaggio industriale e questione ambientale”. Alessandro De Filippo, docente del dipartimento di scienze umanistiche, ha mostrato alcune scene di tre docu-film: “L’Italia non è un paese povero”, “A Gela qualcosa di nuovo” e “La baia dei lupi”.

I primi due, promossi dall’ENI nel 1960, inneggiano alla “grande rivoluzione” messa in atto a Gela nel primo dopoguerra. La cittadina, che “giace sulle colline e pare che dorma”, viene svegliata dal miracolo del petrolio, simbolo di una nazione che finalmente diverrà unita.

Tuttavia “L’Italia non è un paese povero” non verrà mai reso noto al pubblico. La ricerca messa in atto dal regista Joris Ivens e collaboratori prova invece l’arretratezza socio-economico del belpaese e la RAI decide di non diffonderlo nella sua versione originale.

Mentre il secondo funge da reclame “tout court” alle piattaforme petrolifere offshore chiamate “Scarabeo”, secondo una retorica di audio, sceneggiatura e voce fuori campo che ricorda i prodotti dell’istituto LUCE. Dalla “propaganda di regime”, la promessa di concedere ai bambini siciliani un futuro migliore.

E poi “La baia dei Lupi”, dei fratelli D’Urso, un documentario risalente al 2011 che confronta i risultati avuti dopo quasi 50 anni di attività del pretrolchimico gelese.

Morie di pesci, pozzi d’acqua contaminata e poi i casi di tumore che aumentano, soprattutto al polmone ed ai soggetti di sesso maschile, i più colpiti perchè più esposti ai fumi dello stabilimento. “Il tema ambientale va posto con raziocinio, valutando le opzioni” – commenta Melania Nucifora – ” non occorre nè demonizzazione nè un’apologia dell’industrializzazione”.

In quegli anni la Sicilia cambia “da realtà contadina a industriale, un passaggio repentino, verso il miracolo economico- afferma Marisa Meli, docente di Giurisprudenza – e senza di una normativa che ne regolasse l’azione se non fino alla metà degli anni ’70”.

Ciò che invece colpisce è la parzialità di dati che ha caratterizzato la ricerca oncologica. Dice Margherita Ferrante, dipartimento di Medicina: “A quei tempi non sapevamo dei danni che le raffinerie avrebbero provocato. Non c’è stato un confronto coerente di dati”.

A Gela, Siracusa, Priolo, Augusta. Il compromesso del lavoro che ha reso docili tutti.

“La politica non ci chiama mai. I progetti arrivano già confezionati.” E’ la confessione di Paolo Guarnaccia, docente al dipartimento di Agraria, che ammette come sia debole la partecipazione dell’università alle decisioni della cosa pubblica. “Mancava la consapevolezza o si ritardava volutamente a legiferare?” La domanda di Salvatore Adorno, docente di Filosofia.

Ciò che è certo è che oggi, il defunto Angelo Moratti, fondatore della Rasiom Augusta, verrà onorato della targa di “Capitano d’industria”. Saranno presenti numerose autorità, accompagnate dalle grida pacate del sacerdote Prisutto Palmiro, che il 28 del mese legge a Messa la lista di chi muore vittima del cancro.

Un atto schizofrenico, la targa, di chi non vuole riconoscere l’enorme danno che questo stabilimento, o meglio, la mancanza di prevenzione e poi l’indifferenza ai problemi ha provocato alla cittadinanza di Augusta e dintorni. Le alternative sono due: morire di fame o di cancro.

“A Moratti, se vorrete, potrete dare coppe, targhe e medaglie, ma non a nome mio

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Alberto S. Incarbone

21 appena compiuti ed una vita da studente davanti, di fronte a me vedo sempre nuove vie d'uscita. Gioco a fare il giornalista da quasi due anni, collaborando con TRA tv e Il Mercatino, anche se qualche volta mi diletto a fare il cameriere. Amo viaggiare a piedi per la Sicilia, ma soprattutto parlare, parlare con i vecchi. Radio, televisione, carta stampata e web non mi bastano: sogno una terra vergine da esplorare, in cui comunicare col pensiero. Nel frattempo mi trovate in giro ad intervistare qualcuno, sperando di fare domande intelligenti.

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