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Alessandro Idonea: “Noi attori, artigiani delle emozioni”

A 38 anni dalla morte di Peppino Impastato, la Rai mette in programmazione la storia della madre, Felicia Impastato (in onda questa sera su Rai1). Tra gli interpreti, anche Alessandro Idonea. Attore a tutto tondo, attore, regista, doppiatore, reduce del successo al Metropolitan con “La zia di Carlo” e al Teatro Stabile con “La Cagnotte”

Alessandro, com’è stato lavorare in “Felicia Impastato”?

13177629_10208917414039902_7751669683268752524_n« Il lavoro in questa fiction è arrivato come un fulmine a ciel sereno e ne sono contentissimo. Sono curioso di vedere ciò che ho combinato, soprattutto dopo il provino che ho sostenuto con il regista Gianfranco Albano e con cui ci fu un divertente equivoco. La fiction racconta tutta la lotta che la madre di Peppino fece per tenere aperto il processo, per far si che Badalamenti fosse condannato per l’omicidio. Io sono uno dei migliori amici di Peppino, uno di quelli che lottò per il processo»

E’ un primo passo per approdare al cinema?

«Il cinema lo farei volentieri ma gli schemi e i giochi sono molto difficili. Oggi purtroppo devi combattere con una diminuzione drastica delle produzioni. In questo ultimo periodo si va troppo sul sicuro, vanno a cercare quasi sempre la certezza, non si va verso il rinnovamento. Per chi vuole approcciarsi a questo mondo diventa tutto troppo complicato. Quindi lo vorrei fare perchè mi stimola, non perchè devo aggiungere una riga al curriculum.»

Prima di questo, i catanesi hanno potuto vederti all’opera con “La zia di Carlo”

«Con la premessa che ho cercato di discostarmi da quello fatto da mio padre (Gilberto Idonea ndr), penso che alla fine sia stato un bel risultato. Ciò che conta per me è il pensiero del pubblico, perchè ci sarà sempre una critica e ben venga naturalmente se è costruttiva»12752235_10208195093382337_828525505_o

Quasi in contemporanea eri in scena con La Cagnotte

«Si, e anche là è stato un lavoro duro ma che ha portato grandi soddisfazioni»

Com’è il pubblico catanese a teatro?

«Il pubblico catanese è molto legato alla tradizione, però allo stesso tempo sotto c’è un fuoco che comincia a muoversi per quello che sono i testi contemporanei e drammaturgia moderna. E il pubblico inizia a seguirlo. Catania non è morta culturalmente, anche se a volte ci provano, e a dimostrarlo sono le realtà “collaterali”. La gente ha fame di teatro. Il pubblico catanese è stanco di farsi prendere in giro: fino a qualche anno fa lo spettatore spendeva ben volentieri, oggi se devo andare a vedere solo uno o due spettacoli su un’intera stagione, preferisco acquistare i biglietti e non l’intero abbonamento. Bisogna dare credibilità al nostro mestiere, che molti pensano si possa improvvisare. Noi siamo artigiani delle emozioni, lavoriamo sulle sensazioni.»

Da attore, cosa ne pensi della situazione del Teatro Stabile?

«Il teatro è purtroppo in gravi problemi, nonostante i tentativi di tutti. C’è stato un momento in cui tutti noi abbiamo lavorato con la minima sindacale per farlo sopravvivere, ma non riesce a risollevarsi. Forse perchè dentro il teatro oggi c’è troppa politica e la politica non fa l’interesse culturale. Fino a quando questo circolo non verrà rotto e non si tornerà a fare teatro senza piegarsi al volere del politico di turno,  i nostri maggiori teatri sono solo malati terminali con le spine accese»

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