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Al nuovo procuratore generale basta un solo uomo di scorta

Come per Tinebra non aspettatevi uno stuolo di agenti di pubblica sicurezza al seguito del nuovo procuratore generale di Catania Salvatore Scalia. “i poliziotti oltre a tutelare noi (giudici NdR) devono salvaguardare la sicurezza dei cittadini” afferma a proposito di sicurezza.
Fra due anni dovrebbe andare in pensione ma ha l’energia e la voglia di fare di un trentenne, cui sia stata lanciata una nuova e stimolante sfida.
Faccio una gaffe ad inizio intervista quando gli chiedo “se si è già fatto un’idea della situazione”, risposta: «nessuno come me conosce l’ufficio, anzi è la prima volta che viene nominato procuratore generale qualcuno che proviene proprio dall’ufficio. La conoscenza dunque è perfetta».

Le novità: “Rispetto al passato ci sono delle iniziative che lei vuole promuovere?” galantuomo d’altri tempi Scalia inizialmente parla di un solco già segnato ma poi comincia ad enunciare una serie di novità ed attività che certo lo discostano dal suo predecessore.
«Instaurare con i colleghi della procura generale un rapporto di maggiore collaborazione – comincia – incentivare l’istituto dell’avocazione, cioè i casi in cui processi di competenza della procura di primo grado vengono invece trattati dalla procura generale e soprattutto operare in maniera tale da rendere migliorare la partecipazione del procuratore generale ai processi di secondo grado, facendo in modo che ciascuno segua dall’inizio alla fine una causa». Tra le priorità del neo procuratore rientra anche una maggiore coordinazione dell’attività delle procure, confronti con gli operatori di giustizia ed anche una maggiore apertura verso la cittadinanza: «stiamo risistemando il sito internet per meglio chiarire quali sono i nostri compiti».

L’Avocazione Poi si parla di avocazione, erroneamente si crede che vi siano molti casi ma non è così, più che altro sono state avanzate molte richieste di avocazione dalla parte civile a fronte delle quali ne sono state accolte solo il 5%.
«Su tutto il distretto i casi di avocazione sono stati pochissimi – afferma – l’anno scorso ne avremo avuti 3 o 4, ma significativi.»

Il Caso Salamone Tra i casi di avocazione rientra il famoso omicidio/suicidio Salamone le cui indagini sono state seguite direttamente da Salvatore Scalia. «Per una questione di superficialità, non da parte dell’ufficio di procura ma di chi intervenne sul posto nei primi momenti, si credette ad un suicidio, uno dei tanti dove interveniamo – afferma il procuratore – tutto faceva credere, ad una prima occhiata, ad un suicidio. Sono emerse alcune anomalie grazie, lo devo dire, al giornalismo d’inchiesta e agli avvocati di parte offesa, anomalie che hanno portato alla rivalutazione dei fatti da parte di un altro pubblico ministero. Nessuna discrasia con la procura della repubblica, semplicemente, come previsto dal codice ci siamo sostituiti a loro e abbiamo avuto modo approfondire maggiormente. L’apporto dei ris è stato fondamentale perché si tratta di una indagine tecnica direi, importante sul piano scientifico. Tale approfondimento collegato all’insistenza delle parti civili ci ha condotto a sfociare in un risultato che quanto meno ci ha permesso di dire che non si tratta di suicidio. Adesso speriamo di poter arrivare ad individuare gli autori. Nel caso Salamone l’avocazione è servita.

L’organico  Si sono registrati vuoti di organico fino al 40% negli ultimi anni «C’erano giorni in cui materialmente non avevamo chi mandare in udienza perché il numero dei sostituti era inferiore a quello delle udienze» chiarisce. Ma il dover lavorare in situazioni di emergenza ha sempre caratterizzato il neo procuratore generale che ammette di “gasarsi” nelle condizioni più difficili, poi però preannuncia un fatto straordinario «Arriveremo ad essere ad organico quasi pieno: entro giugno verrà un collega che attualmente svolge servizio in Calabria mentre l’ultimo posto disponibile verrà occupato da una collega di grandissimo spessore che viene dal Ministero e che prima ha lavorato in Sicilia.»
Scalia ammette di essere stato insistente con il Consiglio Superiore di Magistratura «mi ha chiamato il vice presidente del Consiglio del Csm per chiedermi di cosa avesse bisogno tutto il distretto.» Rimarrà libero l’ufficio di avvocato generale ma con un organico sostanzialmente coperto le avocazioni, c’è da aspettarselo, aumenterranno «questo non significa scarsa fiducia nelle procure – dichiara – magari è soltato una differenza di opinione sugli atti».

Il cambio vertici «Cambieranno tutti a Catania tranne io – afferma – il vero problema è che a gennaio si creerà un ingorgo, a meno di proroghe, andranno via 5 anni di concorsi tutti in una volta». Sarà da solo, sostanzialmente sì, ma Scalia dice di avere fiducia per coloro che andranno a ricoprire temporaneamente i posti vacanti e dovrebbero essere Michelangelo Patanè per la Procura della repubblica, quando andrà via Salvi una volta nominato procuratore generale a Roma. Francesco D’Alessandro dovrebbe sostituire Alfio Scuto come presidente della Corte d’appello. «la cosa importante in questo momento sarà il colloquio». A rendere più precaria la situazione anche il fatto che da settembre tutte le spese dei palazzi di giustizia verranno gestite direttamente dal ministero e non più dai comuni «dal 1 settembre quando si romperà una porta non sapremo a chi rivolgerci»

Una giustizia più efficiente dal punto di vista del pubblico ministero Buona secondo il procuratore generale la nuova normativa in materia di fatto di lieve entità «soprattutto, quello che ci serve è una semplificazione delle norme, lei pensi che un processo che è durato anni in caso di mutamento della persona fisica di uno dei giudici, se gli avvocati non consentono la lettura degli atti necessita di ricominciare da capo il processo». Poi Scalia racconta che molte procure quasi sono costrette a rallentare perché il dibattimento non riesce ad assorbire quindi, secondo lui, lo snodo è proprio in questa fase. Vi sono degl uffici del nord dove la percentuale del rito abbreviato (che si conclude davanti al gip) è del 70 %. Ma il rito abbreviato è una scelta obiettiamo al procuratore «È una scelta sì, che si prende sul presupposto di arrivare alla prescrizione. Noi invece dobbiamo dimostrare che alla prescrizione non ci si arriva e che la pena inflitta al dibattimento è diversa da quella inflitta al giudizio abbreviato. Qui è importante il dialogo con gli avvocati e su questo io penso di poter fare abbastanza, visti i buoni rapporti che mi legano ai presidenti degli ordini professionali e alla  camera penale.

Sicurezza «Catania è uno dei pochi uffici che non ricorre alla vigilanza privata ma alle forze dell’ordine – ci fa sapere – questo, da una parte, ci garantisce maggiore sicurezza ma dall’altra, sottrae forze sul territorio. Non ci si aspetti allora che dietro ogni porta d’ufficio di un giudice ci sia un poliziotto». Insomma, sì tutelare la sicurezza degli operatori di giustizia ma farlo senza esagerare. Però Scalia individua degli uffici dove bisognerebbe aumentare la vigilanza, in particolare si tratta di quei luoghi dove i drammi umani sono frequenti: l’ufficio fallimenti, separazioni e la sezione lavoro. Seppure l’attenzione sia già alta bisognerebbe intensificare la sicurezza anche alla procura dei minorenni. A tale scopo Scalia preannuncia di diminuire le ore di apertura dell’ingresso posteriore del tribunale in maniera tale da ottenere altri uomini da investire in questi uffici.

I media L’intervista è finita ma il nuovo procuratore generale ci tiene a fare una precisazione «auspichiamo un maggiore contatto con la stampa che colpevolmente si occupa del fatto al momento dell’accaduto, meno al momento della sentenza di primo grado, quasi per nulla in appello. Voglio ricordare che la verità nel merito è quando si pronuncia la corte di appello».

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Fabiola Foti

36 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 18 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente addetto stampa del NurSind Catania, sindacato delle professioni infermieristiche. Fondatore della testata online L'Urlo.

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