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Al cinema: Sicario. Thriller dove il confine tra bene e male è sbiadito

Per compensazione dopo un film romantico o una commedia è necessario (ri)equilibrare le emozioni e vedere un bel thriller. “Sicario”, diretto dall’acclamato regista canadese Denis Villeneuve, è stato presentato in concorso al Festival di Cannes 2015, ed è nelle sale cinematografiche italiane dal 24 settembre.

Il film ha una trama incalzante, a tratti lenta ma con una sapiente dose di suspance, la scelta della musica, il sottofondo che sottolinea le scene più forti è perfetto, lì dove il confine tra bene e male sbiadisce irrimediabilmente, accerchiato da un caos che è impossibile arginare, nonostante gli sforzi di uomini e donne retti che si trovano, troppo spesso, a scendere a compromessi con la loro moralità.
Ho sempre pensato che il mondo è grigio, non bianco e nero, e che la nozione di bene e male sia orientata dal retroterra culturale e geopolitico di ciascuno“, riflette il regista. Già dal titolo si intuisce il calibro del film, un film di genere, e per via della sua stessa natura Sicario è stato forse tra i film più sottovalutati tra quelli presentati in concorso allo scorso Festival di Cannes, ma, genere o meno a parte, quello di Denis Villeneuve è un thriller solido e appassionante, che racconta una storia interessante regalando momenti di grande cinema e solleva molte domande, ma lascia le risposte aperte. Il pubblico è lasciato libero di decidere se i metodi usati dagli agenti sotto copertura siano validi e se i turbamenti della protagonista siano esagerati o meno. Villeneuve lascia volutamente fuori ogni giudizio.
Lo spettatore si immedesima nella protagonista e vive la storia dal suo punto di vista, quello che lei non sa non lo sa neanche lo spettatore, questo accresce la curiosità e fa vivere le stesse emozioni, paure, angosce, come lei anche lo spettatore si sente a volte smarrito, brancolante nella trama stessa.  Sicario si torce e contorce attorno a un machiavellico principio chiedendosi: il fine giustifica davvero e sempre i mezzi? I cosiddetti giusti, o presunti tali, coloro che dovrebbero garantire l’ordine e il trionfo della giustizia, quanto sono dissimili dai cartelli della droga? Sicario vuole mescolare e quasi rovesciare i confini tra il bene e il male. Gli agenti americani operano con la stessa mentalità spietata dei trafficanti. L’umanità, paradossalmente, è una sfumatura da lasciare a casa. Contrastare la criminalità con comportamenti fuorilegge è tollerabile o è fuoco su benzina? Combattere il terrore con il terrore ha una via d’uscita? Queste sono le domande che a fiume scorrono nella mente di chi ha visto il film, ma una scossa la provoca anche il contesto ovvero la città di Juárez che diventa quasi una coprotagonista. Per tanti che ci vivono è un mondo a parte. Quella che un tempo era una ricca città di confine, oggi è conosciuta come “la capitale mondiale degli omicidi” e molti vivono nella paura e in estrema povertà, un’ anarchia imperante. Ogni giorno scompaiono molte persone, tanti cadaveri appaiono improvvisamente dal nulla, ma questo non fa più notizia. Anche se dal 2012 il numero degli omicidi è diminuito, Juárez rimane una delle città più rischiose del mondo per i giornalisti e gli osservatori indipendenti. “La cosa che colpisce di più di Juárez è che la vita continua: ci sono i bambini che giocano a pallone in strada, la gente che sbriga i propri affari quotidiani, ma nello stesso tempo incombe un velo di tenebre e criminalità” afferma il regista Villeneuve e aggiunge …: “Abbiamo bisogno di supereroi. Comunque, nella realtà odierna, in genere gli eroi non hanno le mani pulite. Gli eroi sono in contatto con le scelte morali più difficili, scelte che dobbiamo fare quando affrontiamo il male”. 

Ecco il trailer e di seguito la trama. Un film da vedere!

 

La storia è ambientata al confine tra Stati Uniti e Messico. L’FBI trova decine di cadaveri all’interno delle pareti di un’abitazione, le teste sigillate in sacchetti di plastica, sin da subito le scene sono forti, reali e spiazzanti. La protagonista è Kate, interpreta da Emily Blunt, tutti la ricordiamo per “Il Diavolo Veste Prada” e “Il Club di Jane Austin”, allontanatasi dai ruoli rosa già accanto a Tom Cruise in “Edge of Tomorrow – Senza domani” aveva dimostrato di saper tenere in mano armi e dar di calcio con credibilità. In questa pellicola si conferma donna d’azione, ma allo stesso tempo, in quanto donna, non dimentica la sensibilità. E il suo personaggio, Kate, diventa la bussola morale di film stesso. Qui in veste di giovane agente dell’FBI giovane e idealista, scrupolosa e ligia alle regole, tranquilla e decisa,  è il tipo di agente che  ha sempre messo il suo lavoro e il suo Paese al primo posto, ferma nella sua corazza di solitudine. Quando viene immessa nella guerra della droga si scopre vulnerabile ed emotivamente impreparata, così si ritrova in mezzo a dinamiche nebulose, molto troppo più grandi di lei, in un groviglio di poteri, interessi e violenze in seno alla lotta al narcotraffico. Kate viene incaricata di trovare i mandanti di quel massacro efferato ma si trova coinvolta in qualcosa che va al di là della sua immaginazione. Esperta di rapimenti e ma inesperta nella guerra al narcotraffico, Kate sarà costretta a destreggiarsi in un ambiente dominato dal sospetto e dalla corruzione, nel quale non potrà fidarsi di nessuno. La sua fragilità e in un certo senso ingenuità, la renderanno la pedina perfetta per entrambe le fazioni in campo: da una parte i servizi segreti statunitensi, dall’altra lo spietato cartello della droga che controlla quella terra di nessuno. Infatti arruolata quasi su due piedi, senza troppe spiegazione e nessuna domanda, da un funzionario governativo Matt Graver, interpretato da Josh Brolin,  team leader della missione contro il cartello messicano e uomo della CIA, in una task force per la lotta alla droga in una zona di confine tra Stati Uniti e Messico, dove la legge non conta, per compiere una missione speciale. Guidata anche da un ambiguo consulente Alejandro, che ha il volto intenso e l’espressione magnetico e inquietante al punto giusto di Benicio Del Toro, mercenario colombiano al servizio del miglior offerente, serafico e crudele. La squadra parte per un viaggio in clandestinità, costringendo Kate a mettere in discussione tutto ciò in cui crede,  ponendola di fronte a seri interrogativi morali. La realtà sarà così cruda e dura che ogni azione sembrerà innalzare un muro di gomma contro cui si scontra la tenace correttezza della Blunt.

Curiosità: la maggior parte delle riprese si sono svolte a Albuquerque, New Mexico; El Paso, Texas; Veracruz, Messico. La produzione non ha filmato le strade di Juárez, ma ha girato dall’alto e il paesaggio che si vede è quello della vera Ciudad Juárez.

 

 

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Giada Condorelli

Un incrocio di razze, culture e religioni, fa di me una curiosa cronica. Padre siculo normanno, da Lui eredito creatività ed amore per l'arte in tutte le sue forme. Madre libica di origine armena, da Lei eredito la forza di volontà ed il valore dell'arricchimento reciproco. Una Laurea in Politica e Relazioni Internazionali, un matrimonio d'amore, un Blog e infiniti sogni. Del multitasking ho fatto una filosofia di vita. Appassionata di moda senza esserne schiava, beauty addicted, amante del healthy food, per necessità, con mise en place chic! Foto e lifestyle sono parte integrante delle mie giornate...Pinterest ed Instagram la mia ossessione. Riesco a trovare la bellezza in ciò che vedo e la positività in ciò che accade. "L'eleganza è la sola bellezza che non sfiorisce mai" ( Audrey Hepburn )

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