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Sprangate al lavavetri? Opinioni opposte

Rispondono Giuseppe Bonanno Conti ed Emiliano Abramo

Un lavavetri di colore ha subito un’aggressione sabato scorso all’incrocio tra via Androne e via Tomaselli. “Ha sputato alla mia compagna”, ha dichiarato l’inseguitore catanese che ha inveito contro l’uomo con una spranga di ferro.
Sulla vicenda l’opinione pubblica è divisa. Il sondaggio sull’Urlo, che ha coinvolto 436 persone, rivela che il 70% dei lettori avrebbe reagito come il concittadino, il 30% ha invece giudicato la reazione eccessiva.

Abbiamo rivolto lo stesso quesito a Giuseppe Bonanno Conti, coordinatore Regionale di Forza Nuova, e a Emiliano Abramo, presidente della Comunità di Sant’Egidio.

“Un po’ romazato come episodio di cronaca”, afferma Bonanno Conti. “Catania sta diventando una città che non ne può più. Ad ogni semaforo ci sono decine e decine di lavavetri, di extracomunitari. Diverse donne di mia conoscenza diretta hanno subito dei tentativi di apertura sportelli, delle molestie e avance anche pesanti a qualche semaforo.” Prova dunque a immaginare la scena e si immedesima dei panni dell’aggressore: “Probabilmente l’aggressore avrà visto che questo extracomunitario ha esagerato con la propria donna e gli saranno saltati i nervi. Queste cose purtroppo, se non si pone un rimedio, si ripeteranno perché gli italiani non ne possono più.” In che modo? È presto detto dal leader regionale di FN: “O si blocca l’immigrazione, o si ferma tutto l’accattonaggio che c’è in questa città, questi bivacchi che ci sono ad ogni angolo, questa gente che ti ferma e ti chiede i soldi davanti al supermercato come in via Leopardi, in via Imbriani o in Piazza Borgo. È un continuo. Ad ogni semaforo devi fare una guerra, ti devi allontanare e azionare il tergicristalli altrimenti, per forza, vogliono dei denari.” Perciò ribadisce: “Se dovesse essere vero che un connazionale ha perso la pazienza piantandogli forse qualche schiaffone – profetizza Giuseppe Bonanno Conti –  credo che il fatto non resterà isolato perché i catanesi sono esasperati. Io personalmente mi trattengo tantissimo perché mi sbatterebbero in galera subito. Capitano tutti i giorni difronte alla mia attività come al semaforo di via Monserrato questo tipo di episodi di aggressività da parte di extracomunitari. Chiaramente, se una persona si trova nella ‘giornata no’ e l’extracomunitario esagera, può capitare che gli si possano pure alzare le mani. O si provvede a mandare via questi immigrati clandestini oppure i catanesi saranno costretti a difendersi da soli.” conclude risoluto il responsabile regionale del gruppo di estrema destra.

“L’episodio non è chiaro”,  dichiara Abramo  “ma non è giustificabile la violenza in nessuna forma. Non sappiamo esattamente quale sia stato l’atteggiamento del lavavetri, e non è giustificabile nemmeno la violenza di una persona che con una spranga insegue un’altra persona: se lo avesse raggiunto e massacrato, il gesto del catanese non sarebbe stato proporzionato all’offesa subita. Certo, è anomalo che una persona giri in macchina con una spranga di ferro. Anche questo dimostra che c’è una rabbia diffusa che a volte prende delle forme preoccupanti.”
“Come avrei reagito io?” si domanda Abramo. “Il problema è l’azione, non chi la compie. E quindi è chiaro che mi sarei sentito infastidito e importunato difronte a una situazione presunta perché non sappiamo effettivamente come sono andate le cose.” E chiosa: “Il problema però non è che lo fa un lavavetri, il problema è che lo fa, punto. Se fosse stato un bianco, un italiano, cattolico sarebbe stato chiaramente identico il fastidio. Quindi, va condannata la violenza in generale a prescindere che si tratti di un lavavetri.”

(Foto Nuovo Sud)

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Debora Borgese

Non ricordo un solo giorno della mia vita senza un microfono in mano. Nata in una famiglia di musicisti da generazioni, non potevo non essere anche io cantante e musicista. Ma si registrano nomi di rilievo anche tra giornalisti e critici letterari, quindi la penna è sempre in mano insieme al microfono. Speaker radiofonica per casualità, muovo i primi passi a Radio Fantastica (G.ppo RMB), fondo insieme a un gruppo di nerd Radio Velvet, la prima web radio pirata di Catania e inizio a scrivere per Lavika Web Magazine. Transito a Radio Zammù, la radio dell'Università di Catania, e si infittiscono le collaborazioni con altre testate giornalistiche tra le quali Viola Post e MuziKult. Mi occupo prevalentemente di politica, inchieste, arte, musica, cultura e spettacolo, politiche sociali e sanitarie, cronaca. Diplomata al Liceo Artistico in Catalogazione dei Beni Culturali e Ambientali - Rilievo e restauro architettonico, pittorico e scultoreo, sono anche gestore eventi e manifestazioni, attività fieristiche e congressuali. Social media manager e influencer a detta di Klout. Qualche premio l'ho vinto anche io. Nel 2012, WILLIAM SHARP CONTEST “Our land: problems and possibilities, young people’s voices” presentando lo slip stream “I go home. Tomorrow!” Nel 2014, PREMIO DI GIORNALISMO ENRICO ESCHER: mi classifico al 2° posto con menzione speciale per il servizio sulla tecnica di cura oncologica protonterapica e centro di Protonterapia a Catania. Nel 2016, vince il premio per il miglior programma radiofonico universitario 2015 "Terremoto il giorno prima. Pillole di informazione sismica" al quale ho dato il mio contributo con il servizio sul terremoto in Irpinia. Ho presentato un numero indefinito di eventi musicali, tra i quali SONICA di Musica e Suoni, e condotto dirette radiofoniche sottopalco per diverse manifestazioni musicali come il Lennon Festival, moda e concorsi di bellezza. Ho presentato diversi libri di narrativa e politica, anche alla Camera dei Deputati. Ho redatto atti parlamentari alla Camera, Senato, Assemblea Regionale Siciliana e mozioni al Comune di Catania. Vivo per la musica. Adoro leggere. Scrivo per soddisfare un bisogno vitale. La citazione che sintetizza il mio approccio alla vita? Dai "Quaderni di Serafino Gubbio operatore" di L. Pirandello: "Studio la gente nelle sue più ordinarie occupazioni, se mi riesca di scoprire negli altri quello che manca a me per ogni cosa ch'io faccia: la certezza che capiscano ciò che fanno".

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