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Agente della penitenziaria suicida. Prestava servizio a Bicocca

Un agente penitenziario di 46 anni in servizio al Nucleo traduzioni della Casa circondariale di Catania Bicocca si è tolto la vita, nel primo pomeriggio, a bordo della sua macchina nelle campagne di Caltagirone, vicino al penitenziario della cittadina sicula. A darne notizia è Donato Capece, segretario generale del Sappe, Sindacato autonomo polizia penitenziaria . «Sembra davvero non avere fine il mal di vivere che caratterizza gli appartenenti al Corpo», commenta il leader del Sappe, che ricorda come «nel 2014 sono stati 10 i casi di suicidio nelle file della Polizia Penitenziaria».

Ancora oscure le cause che hanno portato l’uomo, sposato e padre di due figlie, al tragico gesto, ma Capece sottolinea come sia importante «evitare strumentalizzazioni ma fondamentale e necessario è comprendere e accertare quanto hanno eventualmente inciso l’attività lavorativa e le difficili condizioni lavorative».

Per Salvo Fleres, ex Garante dei detenuti, “Lo stress a cui sono sottoposti gli agenti di polizia penitenziaria all’interno degli istituti è altissimo. Tra di loro, inoltre, c’è un’alta percentuale di sindrome di burnout, una patologia che interessa tutte quelle figure caricate da una duplice fonte di stress, ovvero quello personale e quello della persona aiutata. Su questo le amministrazioni non fanno alcun controllo, nonostante sappiano l’alto numero di casi. A Bicocca, infine, lo stress è maggiore perchè, oltre ad essere un istituto ad alto regime di sicurezza e quindi con rigide regole, gli agenti sono il 25% in meno rispetto al necessario”.

«Non può essere sottaciuto ma deve anzi seriamente riflettere la constatazione che negli ultimi 3 anni si sono suicidati più di 35 poliziotti e dal 2000 ad oggi sono stati complessivamente più di 100 – osserva Capece – Non sappiamo se era percepibile o meno il disagio che viveva il collega che si è ucciso. Quel che è certo è che sui temi del benessere lavorativo dei poliziotti l’Amministrazione Penitenziaria è in grosso affanno e in colpevole ritardo, senza alcuna iniziativa concreta. E questo sarà uno degli argomenti che intendiamo affrontare nell’incontro con il nuovo Capo Dap, Santi Consolo, in programma per giovedì prossimo, 15 gennaio». Il pensiero del Sappe va «alla moglie, alle figlie, ai familiari, agli amici e ai colleghi dell’uomo».

“È arrivato il momento che il nuovo Capo del Dipartimento cominci seriamente ad affrontare i problemi del Corpo e dei suoi uomini, perché adesso più che mai è diventato sempre più complicato, anche sotto l’aspetto psichico, fare il Poliziotto Penitenziario nelle carceri italiane”, dice il segretario generale aggiunto dell’Osapp Domenico Nicotra.

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Redazione

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