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Adele Palazzo molla. Niente candidatura. Vincono i violenti

La Palazzo lavorerà per il progetto politico di Musumeci, non si sa ancora con quale ruolo

Mentre la Cgil manifestava per la “liberta’ delle donne” contro ogni violenza, mentre le giovani della buona borghesia di provincia declamavano -per voce e per web- slogan su slogan di una banalita’ degna di un film di Checco Zalone, dal sottobosco politico catanese si veniva a sapere che Adele Palazzo, già segretaria del circolo centro storico del Pd, invitata dal candidato del centrodestra per le regionali del 5 novembre Nello Musumeci a condividere il suo percorso politico, anche con una candidatura, aveva mollato.

Proprio così: niente partecipazione al voto con “Diventerà Bellissima”. Cos’e’ accaduto?

Parrebbe che le pressioni, le telefonate a ripetizione, le visite a casa, il linciaggio mediatico subito per giorni e giorni, abbiano prodotto il “dietro front” della bella esponente democratica passata a destra, scandalizzando le “anime candide” della borghesia sinistra di provincia.

Insomma, passare dalla sinistra, magari solo dal centrosinistra, alla destra, guidata da un ex missino, e’ un tabu’. Per chi declama libertà e pratica autoritarismo. Insomma, per il vero sentire di questa sinistra farisea e settaria, ben posizionata in una città dove la consociazione e gli interessi di bottega la fanno da padrone. Basta fare tutto di nascosto, in stile pretesco.

Pare che Adele Palazzo abbia vissuto giorni “d’inferno”, malgrado lei abbia tentato di spiegare con una nota la sua scelta: un mondo le si è rivoltato contro, con metodi e toni che hanno superato spesso la normale -e sacrosanta- critica politica. Da taluni si è sottolineato un problema di modalità e tempistica nella scelta della Palazzo, da altri una sorta di “tradimento”, in mezzo ad insulti e insinuazioni di vario tipo, nella “migliore” tradizione vetero staliniana. Stiamo ancora aspettando che le “pasionarie” dell’ “autodeterminazione della donna” escano dalla “caserma rossa” e facciano sentire la loro difesa della Palazzo,aggredita e insultata per una scelta politica. Che è criticabile naturalmente, ma che non dovrebbe consentire di arrivare a calpestare la dignita’ di una persona. Il finale di questa storia?

La Palazzo lavorerà per il progetto politico di Musumeci, non si sa ancora con quale ruolo.

La sinistra catanese e le femministe hanno perso l’ennesima occasione per praticare -e non solo declamare- i “sacri principi” che -dicono-animano quest’area della “migliore borghesia”.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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