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Ad Acireale iniziano i festeggiamenti di San Sebastiano

il triduo sarà aperto oggi da Don Antonio Loffredo del rione Sanità di Napoli

Entrano oggi nel vivo i preparativi per la festa di San Sebastiano ad Acireale, profondo ed antico infatti è il sentimento che lega gli acesi alla figura del santo bimartire, compatrono della città.

Nato nel 256 a Narbona (Francia) e cresciuto con valori cristiani il giovane Sebastiano si trasferì a Roma e sotto la guida dell’imperatore Diocleziano divenne comandante dell’esercito.

Approfittando della propria carica imperiale poté aiutare i cristiani perseguitati e diffondere il cristianesimo tra i funzionari di corte.

Quando Diocleziano scoprì l’operato di Sebastiano non esitò a condannarlo a morte; denudato e legato ad un palo sul colle Palatino, fu trafitto da così tante frecce da essere creduto morto, ma il suo giovane cuore non si fermò!

Miracolosamente vivo fu curato e rimesso in forze dalla giovane Irene che era andata a recuperarne il corpo per dargli degna sepoltura.

Nonostante tutti gli consigliassero di fuggire da Roma Sebastiano decise di tornare dall’imperatore per proclamare a viso aperto la propria fede.

E’ in questo frangente che il giovane, forte del suo amore per Cristo, si dimostra testardo, “testa di trunzu” come raccontano goliardicamente gli acesi.

Sorpreso alla vista del suo soldato ancora vivo Diocleziano ordinò per lui un secondo martirio; fu così che nel 304 presso l’ippodromo del Palatino, Sebastiano fu flagellato a morte e gettato nella Cloaca Maxima.

Più tardi alcuni cristiani sottrassero il corpo del giovane all’indegna sepoltura e lo custodirono presso il cimitero di Via Appia, fuori le mura della città, dove oggi sorgono le catacombe a lui intitolate.

Ad Acireale la festa a lui tributata è frutto di una devozione che si tramanda di padre in figlio ormai da secoli, a Sebastiano infatti è attribuita l’intercessione per il miracolo che avrebbe salvato la città da un’epidemia di peste, motivo per cui fu eretta nel 1683 la monumentale basilica a lui dedicata.

Da più di 400 anni, ogni 20 Gennaio, Acigià dalle prime luci del mattino, Acireale si ferma, rimane con il fiato sospeso nell’attesa di riabbracciare il suo santo compatrono, “u chiù forte capitanu” come recita una poesia a lui dedicata.

I festeggiamenti, iniziati giorno 1 Gennaio con la visita delle reliquie del santo nelle comunità parrocchiali cittadine, sono adesso entrati nel vivo con l’avvio del triduo solenne.

Oggi, Mercoledì 16, alle ore 19:00 in Basilica sarà infatti celebrata la Santa Messa di apertura del triduo dei festeggiamenti da Don Antonio Loffredo, parroco del rione Sanità di Napoli, triduo che si concluderà Venerdì 19, vigilia della festa, con una processione che accompagnerà le reliquie del santo fino alla cappella, alla processione seguiranno le “Sette Chiamate”, il tradizionale suono delle campane che precede il giorno dei festeggiamenti, in ricordo delle sette confraternite cittadine che anticamente durante la notte tra il 19 ed il 20 Gennaio si alternavano in preghiera.

I festeggiamenti in onore del santo compatrono della città saranno caratterizzati quest anno dall’assenza di fuochi d’artifico; il comitato dei festeggiamenti ha infatti invitato i tradizionali quartieri ed i liberi cittadini a devolvere quanto raccolto in opere di beneficenza verso chi ha subito gravi danni a causa del terremoto del 26 Dicembre scorso.

Domenica 20 Gennaio, giorno dei solenni festeggiamenti, alle 07:30 del mattino saremo in diretta per trasmettere l’apertura della cappella.

A partire dalle 11:00, sempre in diretta sulla nostra pagina, trasmetteremo la trionfale uscita ed i momenti più importanti della festa, fino alla spettacolare “trasuta” di mezzanotte.

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