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Acque di Casalotto, la denuncia di un cittadino

Acque di Casalotto, ad Aci Castello (Catania), ha deciso di ridurre la fornitura dell’acqua a molti cittadini. Per ripristinare il normale servizio, 130 euro.

Cosa è successo

Nell’ottobre del 2017 sono stati migliaia gli abitanti di Aci Castello ad aver ricevuto una raccomandata per posta. A mandarla, Acque di Casalotto Spa. L’azienda fornisce l’acqua potabile ad Aci Castello, Aci Catena, San Gregorio di Catania, Tremestieri Etneo, Gravina di Catania, Valverde, Aci S. Antonino, Acireale, S. Agata Li Battiati. Ma anche alle Ferrovie dello Stato, servendo circa 45mila abitanti.

Nel documento veniva chiesto di fornire il proprio codice fiscale. Molti cittadini, però, non hanno ritirato la raccomandata all’ufficio postale.
Così, in questi giorni, si sono ritrovati a non poter svolgere le normali attività di igiene nelle proprie case. Il tutto perché, senza preavviso, dai rubinetti usciva appena qualche goccia.

Tra l’altro, pare che Acque di Casalotto conoscesse perfettamente i dati anagrafici dei cittadini. E non si comprende, allora, il motivo della richiesta.

La denuncia di Giuseppe Pistarà

Tra i malcapitati, Giuseppe Pistarà. “Nel febbraio scorso, credevo che ci fosse un’otturazione al filtro del rubinetto che non consentisse il normale flusso dell’acqua. Ma, quando mi sono accertato del normale funzionamento dell’impianto, ho trovato i sigilli sul contatore. Sigilli da non rimuovere, altrimenti avrei commesso un reato. Sopra questi, un numero verde da chiamare”, ha dichiarato.

Acque di Casalotto
Giuseppe Pistarà

Tuttavia, una volta interpellata Acque di Casalotto Spa, la situazione è apparsa sconcertante. “L’azienda mi ha sottoposto la raccomandata del 2017 dove mi si chiedeva il codice fiscale, perché non lo aveva. Questa affermazione, però, corrisponde al falso. Infatti, nelle successive fatture inviate era scritto puntualmente il mio codice fiscale”, ha continuato.

Le stranezze sembrano non terminare qui. “Il mio contratto per la fornitura idrica risale al 1994. L’ente con il quale l’ho stipulato è il Comune. Era quest’ultimo a fornire il servizio e a interfacciarsi con i cittadini. Solo successivamente il Comune ha assegnato ad Acque di Casalotto questo compito, fornendole i dati personali dei cittadini senza chiedere loro nulla. Dunque, l’azienda potrebbe benissimo chiedere nuovamente al Comune tutte le informazioni necessarie”.

Le risposte di Acque di Casalotto all’utente

L’utente ha reclamato presso l’azienda e il Comune. Se la prima l’ha messo alle strette chiedendogli 130 euro per ripristinare la fornitura, il secondo non ha più aggiornato il richiedente sulla situazione.

“Dopo lettere e avvocato, Acque di Casalotto ha continuato a non rispondere ai miei appelli. Alla fine, ho dovuto pagare 130 euro per riavere l’acqua potabile in casa. Non esistono, infatti, altre aziende che forniscono lo stesso servizio per il comune in cui abito”, ha detto Pistarà.

Oltre alla mancanza delle condizioni di libero mercato, tiene a precisare il suo dubbio circa la buona fede di queste azioni. “Hanno ridotto il servizio anche nei condomini. E poi, in un’altra mia abitazione, ho chiesto di poter firmare un nuovo contratto, perché la proprietaria era deceduta. Anche in questo caso, mi hanno chiesto altri 130 euro. Si tratta di un’attività speculativa vera e propria, corredata da arroganza”.

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