fbpx
LifeStyle

Acireale verso San Sebastiano; domani diretta in collaborazione con PostazioneAvanzata

San Sebastiano nasce a Narbona, in Francia. Fu un legionario romano sotto Diocleziano e Massimiliano, dalla nascosta fede cristiana. Quando questa venne scoperta, fu condannato prima alla trafizione mediante frecce, a cui per intercessione divina sopravvisse. In seguito, fu condannato all’annegamento, stavolta mortale, ed il suo corpo fu poi gettato in una fossa comune.

La città di Acireale è particolarmente devota al Santo, pur essendo il compatrono, gli acesi lo amano profondamente , tanto da chiamarlo con vezzeggiativi (uno fra i tanti è “rizzareddu”, “ricciutello”); tanta devozione risale al periodo medievale, quando risparmio’ la città dalla pestilenza .

I festeggiamenti si aprono il l 1º gennaio per poi arrivare al 16-17-18 con le sere del triduo solenne e al 19 sera, giorno della vigilia della festa.
Prima della Santa Messa si effettua una piccola processione delle reliquie del Santo. Dopo il rientro in chiesa, si celebra la santa messa, intorno alle ore 22:00 vengono suonate le “sette chiamate”.
Giorno 20, giorno della festa, la chiesa viene aperta verso le 5:30 del mattino, iniziano dalle 6:15, le Sante Messe dei Devoti, Messe dedicate principalmente alla preparazione di questi ultimi alla festa, alle 7:15 cessano le messe. Intorno alle 7:20 circa, inizia uno dei momenti più commoventi dei festeggiamenti: l’ingresso dei devoti nella basilica , esternando la loro devozione a squarciagola “W Sammastianu!!! (W San Sebastiano );”
verso le 7.30, l’apertura della cappella da parte del Decano della Basilica.
Il Fercolo (Vara, in dialetto) settecentesco è imbullonato alla macchina lignea, anch’essa settecentesca (il “Baiardo”, restaurato e rinforzato nei secoli).
Alle 11:00 la consegna del Santo alla Città.

I punti salienti della festa sono l’uscita appunto il fercolo si affaccia sul sagrato della Basilica: campane a festa e fuochi d’artificio, il “fervorino”, una omelia che invita i fedeli e i devoti a seguire l’esempio di Sebastiano, inizia la trionfale corsa di uscita del santo: il fercolo viene trainato di corsa giù dal sagrato, effettua una curva verso destra e si dirige, sempre di corsa, verso Piazza Duomo, centro storico e religioso della città.

Un’altra folle corsa è La salita di San Biagio: lunga pressappoco 80 metri e con una pendenza di oltre 20°. I devoti si caricano sulle spalle la Vara di diverse tonnellate portandola alla fine della Via: La tradizione di sollevare per intero la “vara” deriva da una antica necessità: in passato la via S. Biagio era una mulattiera, strada adibita al trasporto dei carretti. Le ruote della vara non coincidevano con le due strisce di basalto lavico sulle quali passavano i carretti. Era necessario, quindi, sollevare l’intera vara.

Il saluto del treno: Verso le 16:00, il Santo, si ferma in Piazza Agostino Pennisi, a ridosso della vecchia stazione ferroviaria della città. Qui passa un treno che si ferma di fronte al Santo, emettendo con il fischio, un Saluto. Questo gesto ricorda la partenza di alcuni soldati acesi verso il fronte, proprio il 20 gennaio 1915, giorno in cui, salendo sul treno in partenza, poterono salutare il loro amato protettore.

Corsa di Via Roma e sotto l’Arco del Vescovo: vero le 20:30, il percorso lo fa di corsa appunto , eseguendo una curva relativamente stretta. Questa corsa è sicuramente la più entusiasmante e partecipata dagli acesi, e il Santo procede tra due ali di folla, preceduto e seguito da un fiume di devoti. Poco dopo, spesso continuando la corsa sempre sul Corso Umberto I, il fercolo esegue una pericolosa e repentina inversione a U in Largo Giovanni XXIII, fermandosi davanti alla porta del palazzo Vescovile. Ne segue un’immancabile omelia del Vescovo, anch’essa molto sentita dalla Città.

I Fuochi pirotecnici in Piazza Duomo, dopo aver percorso altre strade del centro della città, e dopo le cantate e i fuochi d’artificio di Viale Regina Margherita, “chiudono ” la Festa. M a non senza offrire un’altra emozione ai suoi devoti , dalla via Musumeci che conduce nella piazza della Basilica il fercolo effettua una corsa con una particolare inversione a U che termina intorno alla mezzanotte, con l’ingresso del fercolo in basilica in retromarcia , spinto dai devoti , per consentire ai fedeli di guardare il viso del Santo.

Domani L’urlo e PostazioneAvanzata seguiranno seguiranno i momenti salienti della festa con video, approfondimenti e la cronaca della giornata.

Mostra di più

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button