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Attacco ad Angela Foti, Nino Sorace e le scuse di Pulcinella

Alla fine, sono arrivate le scuse. Parziali, ovviamente, perché non ha intenzione ad andare in pubblico a dire “ho torto”. Nino Sorace, dopo l’attacco, scomposto, ad Angela Foti nel penultimo Consiglio comunale di Acireale, non torna sui propri passi ma pronuncia scuse generiche “se qualcuno si è sentito offeso dalle mie parole, mi scuso con la deputata Foti se le sono sembrato irrispettoso”.
Ma le sue scuse finiscono lì, perché, spiega sempre Sorace, l’attacco politico nella sostanza rimane: “L’onorevole Foti – spiega Sorace – Se proprio vuole attaccare i gettoni di presenza, lo faccia anche per quanto riguarda quelli della Regione, dove un onorevole prende molto di più di un Consigliere Comunale, e persino un portaborse prende molto di più, pur senza avere le responsabilità di un Consigliere. Noi lavoriamo per il bene della città, non mi sembra che Angela Foti stia facendo altrettanto: da consigliere regionale, dovrebbe battersi, ad esempio, perché arrivino presto i soldi dei Cantieri di Servizio. Non mi pare lo abbia fatto”.
La rabbia di Nino Sorace è mal riposta. Bene ha fatto Angela Foti con il Movimento 5 Stelle a sollevare il verminaio della Gettonopoli acese. Purtroppo, nel tritacarne c’è finito proprio Nino Sorace.
Sorace, come ha ribadito anche lui nel Consiglio di ieri sera, è una persona “del popolo”. Cresciuto in quartieri difficili (“Giocando a pallone con gente che oggi sta in altri posti…” spiega), ma tutto sommato “candida”, di quel candore che spesso porta a fare errori grossolani, a scambiare amici e nemici, torti e ragioni.
Quando scoppiò il primo caso-gettonopoli, saltò subito all’occhio che Nino Sorace era uno dei consiglieri che portava a casa di più. La sua spiegazione fu disarmante: “Sono presidente della Commissione Urbanistica – ammise – Stiamo lavorando al Piano Regolatore Generale. Su tante cose di questo settore non ho una competenza così specifica, ecco perché tante sedute di commissione, ho bisogno di confrontarmi con i tecnici per capire quello di cui si va a discutere“. Poi, magari un argomento discusso in tre commissioni da un’ora e mezza ciascuna si poteva discutere in due commissioni da due ore e un quarto ciascuna, così da far risparmiare qualcosa al Comune. Ma nel complesso, l’autodifesa non faceva un grinza.

 

Inspiegabile il fatto che lo stesso Sorace non l’abbia usata poi in Consiglio comunale, scagliandosi invece contro Angela Foti con quell’invettiva che l’ha portato a fare gaffes clamorose.
Sorace si è sentito toccato dal fatto che il Movimento 5 Stelle, nel sollevare il velo sulla Gettonopoli capitolo Secondo sia stata citata la sua Commissione come una quella che si è riunita 73 giorni sui 74 disponibili. Ma a ben vedere gli stessi 5 Stelle non entrano nel merito delle Commissioni perché, a spulciarle tutte, si fatica a trovarne qualcuna che non sia stata dettata da un’esigenza, o momentanea o a lungo termine.
Paradossalmente, Sorace dopo lo scandalo Gettonopoli è stato l’unico presidente di Commissione a dimettersi, anche se non per motivi strettamente legati alle cifre emerse dall’analisi di Angela Foti e del Movimento 5 Stelle. Altri presidenti di Commissione, le cui sedute sono sembrate molto meno utili alla città, sono ancora al loro posto, riconfermati nonostante lo scandalo e nonostante la rimodulazione delle Commissioni stesse, nel frattempo scese da otto a sei così da risparmiare gli spiccioli.
Ecco, se con qualcuno Sorace doveva prendersela, non era con Angela Foti, ma con altri colleghi che, abusando delle sedute di Commissione, hanno finito per svilire il lavoro degli altri consiglieri, magari seriamente impegnati. Compreso lui.

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