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Acireale, il volto del “compagno Matteo” Mustica. E quel dirupo pericoloso – FOTO

Di Ramona Tafuri e Marco Militello

Dell’altarino dedicato a Matteo Mustica, attivista di Lotta continua, rimane una lapide scarcagnata su un dirupo a cui è possibile avvicinarsi solo a distanza di sicurezza. L’Urlo completa la storia del giovane, con le foto del suo volto e della riserva naturale che negli anni ha ereditato il suo nome, tra bellezza e pericoli del posto. La lapide, costruita nel ’77 per volontà della famiglia, si erge come un trono sul mare, per eternare la memoria di Matteo, morto a causa di una sfortunata immersione in mare nella vicina località di Santa Maria la Scala.

Fatta luce sulla dinamica dell’incidente di Matteo, oggi l’altarino sembra rappresentare anche un monito per coloro che amano il mare ignorandone le insidie. Numerosi sono i visitatori che si dilettano ad esplorare i sentieri interni della Timpa e che ne apprezzano la natura incontaminata. Per chi è cresciuto vicino alla costa, invece, “compagno Matteo” è da sempre familiare punto di ritrovo, tra Santa Maria delle Grazie, Capomulini, frazioni di Acireale.

Eppure a distanza di tempo, dell’altare incastonato nella pietra lavica – a cui si accede dopo aver percorso interamente la stradina che costeggia la chiesetta di Nostra Signora dell’Aiuto – rimane solo una lapide deturpata; la ringhiera in legno è quasi completamente divelta, mentre il nastro di sicurezza, allentato com’è, non garantisce la sicurezza dei visitatori.

 

Peccato, peccato davvero. Lo stato dei luoghi rende disagevole e pericolosa la fruizione di uno tra i più bei balconi a mare della Sicilia; e non rispetta la memoria di Matteo Mustica. Le autorità competenti farebbero bene ad intervenire, prima che qualcuno si faccia male.

 

La voce del Compagno Matteo

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