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Acireale, i commercianti insorgono per il mancato riconoscimento dello stato di calamità

Acireale. La tromba d’aria che si è abbattuta sulla città e nei paesi limitrofi lo scorso novembre causando numerosi danni a cose e persone, a Roma è passata come un semplice libeccio: il Governo Renzi ha rigettato la richiesta dell’amministrazione Barbagallo di riconoscere lo stato di calamità. A darne la notizia, l’onorevole Angela Foti e lo stesso sindaco acese. “Da questo si evince il ruolo marginale assegnato alla Sicilia e quindi ad Acireale. Netta la differenza di trattamento rispetto ad alcuni comuni Lombardi giustamente ripagati e tutelati quando si sono presentate delle calamità naturali. Ora si attendono i tre milioni di euro in arrivo dalla Regione Sicilia”: così il primo cittadino.

Protestano i commercianti. Come Alessandra Raneri, che insieme al marito gestisce il chiosco bar “Nero Caffè”, in via Luigi Einaudi: “Stiamo ancora aspettando l’intervento di qualcuno; non so gli sviluppi della questione, quello che posso raccontare è la mia esperienza. Siamo stati lasciati soli, i danni in questa zona sono stati ingenti, abbiamo vissuto dei momenti di alta pericolosità. La presenza dell’amministrazione si è vista solamente attraverso un censimento dei danni ed un sopralluogo dei vigili urbani. Abbiamo rimesso in piedi tutto, contando esclusivamente sull’aiuto dei ragazzi che lavorano qui, per questo ringrazio loro ed altri amici commercianti che sensibili alla questione ci hanno dato una mano. Costretti a chiudere un mese e sotto il silenzio totale della politica acese, abbiamo continuato a pagare le tasse, senza nessuno sgravio sui tributi locali, né qualsivoglia apporto economico. È stata dura, ma ci stiamo risollevando con le nostre forze”.

Proseguendo verso il vicino Corso Italia, nella parte alta, si è circondati dalla nudità degli alberi che fanno da cornice ad un Palavolcan con ancora i segni evidenti di quel maledetto 5 novembre: “Quel giorno mia madre ha rischiato il peggio, riportando dei danni fisici – spiega la giovane proprietaria del chiosco vicino all’area COM -, oltre alle conseguenze irreparabili che ha subito la struttura. Non so di questa uscita del governo, ma noi stiamo ancora aspettando che qualcuno ci ripaghi dei danni subiti”.

Il sentimento è unanime. Giovani a meno giovani, nessuno si meraviglia di fronte a questa disparità di giudizio mostrata dal Governo, come se essere cittadini di serie B fosse ormai una consapevolezza assodata. “I politici che rappresentano Acireale all’interno del panorama nazionale possono fare sicuramente di più, negli anni passati questa situazione avrebbe assunto una piega diversa, i deputati acesi a Roma si facevano valere. Ora non è così” : questa la voce popolare che si leva dalla città barocca e sembra destinata a perdersi nel vuoto di uno sterile chiacchiericcio.

Abbiamo sentito il consigliere Salvo Seminara: “L’amministrazione sta già svolgendo i passaggi burocratici per l’arrivo di 3 milioni di euro della Regione, prevalentemente per strutture pubbliche. Di questi 3 milioni, 900 mila arriveranno subito e andranno a risarcire anche i privati, i commercianti, verso i quali l’amministrazione non è sorda. Ma se non viene riconosciuto lo stato di calamità, sarà difficile agire per qualsiasi sgravio sui tributi. Faremo in modo di accogliere tutte le richieste. La decisione del governo ci fa rimanere perplessi, siamo stati liquidati con una mail in cui ci veniva detto che lo stato di calamità non era riconosciuto. Acireale conta dei deputati alla Camera e al Senato, questi dovrebbero rappresentare e tutelare la nostra città ma, come dimostra quanto accaduto, è stato fatto poco”.

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