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Acireale, Giornata del Pronto Soccorso: “Se chiude, muore l’ospedale”

Per una mattinata, la centralissima piazza Duomo di Acireale si è trasformata in un Pronto Soccorso. Anzi, in un “Quartiere dell’emergenza”. Naturalmente, si è trattato solo di una simulazione, organizzata dal Tribunale per i Diritti del Malato (TdM) in collaborazione con la Misericordia di Acireale e la Simeu (Società italiana medicina d’emergenza-urgenza) più che altro per sensibilizzare la città sul tema del Pronto Soccorso del Santa Marta e Santa Venera.

La struttura di primo intervento dell’ospedale acese, che già soffriva di suo per la carenza di personale, dopo la chiusura dell’omologa unità di Giarre si è trovata con più personale, ma ingolfata di lavoro, con serie difficoltà nello smaltire le emergenze sommate dell’area acese e di quella jonica. Ma a preoccupare di più il TdM sono le voci sempre più insistenti di una possibile chiusura, addirittura,del Pronto Soccorso di Acireale, con le strutture di primo intervento che rimarrebbero due su tutta la fascia jonica-etnea: quella del Cannizzaro e quella di Taormina.

“Vogliamo attirare l’attenzione sui problemi del Pronto Soccorso perché quando chiude il Pronto Soccorso muore l’ospedale – spiega Carmelo Musmeci del Tdm – un ospedale senza Pronto Soccorso non è più una struttura dinamica in quanto non dà più la possibilità a tutti di accedere ai servizi che offre”.

Il”Quartiere dell’emergenza” allestito a piazza Duomo fa parte di una “Giornata del Pronto Soccorso”, proseguita poi nel pomeriggio, con una Tavola rotonda tenutasi nei locali del’ex Angolo di Paradiso, alla quale sono stati invitati a intervenire le deputazioni nazionali e locali, i sindaci del Distretto sanitario di Acireale, i dirigenti dell’Asp e dell’ospedale: “Nel decreto di riorganizzazione della Rete Ospedaliera, infatti, il Pronto Soccorso acese è indicato come da rifunzionalizzare. E visto come sono stati “rifunzionalizzati” le strutture di Giarre e Paternò, abbiamo buoni motivi per essere preoccupati, e chiediamo ai politici nazionali, regionali e locali, di condividere questi timori e farsene portavoce”.

Raffaele Musumeci

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