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Acireale e l’integrazione: ecco alcuni operatori che aiutano i meno fortunati

In questi mesi abbiamo assistito a diversi sbarchi, vere e proprie stragi nel mediterraneo, tanto che le politiche migratorie e di integrazione sono oggetto di dibattiti continui in TV. Numerosi sono gli italiani vessati dalla crisi e senza busta paga – aumenta vertiginosamente il numero di italiani che vivono sotto la soglia di povertà -, rimasti fuori dal tessuto sociale.

La Sicilia ha visto arrivare centinaia di migliaia di migranti dalle coste africane, contando migliaia di morti. I richiedenti asilo stazionano nei centri di prima accoglienza situati in periferia, ormai saturi, non permettendo un regolare smistamento. Inoltre, chi vuole inserirsi nel mondo del lavoro, deve fare i conti con una burocrazia che allunga a dismisura i tempi di inserimento nelle liste di collocamento. L’Europa, come prima soluzione al problema dello smistamento, allestirà la base operativa di Frontex a Catania, con dei funzionari provenienti da tutto il continente.

Acireale, realtà importante che conta cinquantaduemila abitanti, come affronta il disagio sociale vissuto dagli extracomunitari o dai comunitari che vivono sotto la soglia di povertà?

Il 13 gennaio di quest’anno il sindaco, Roberto Barbagallo, presso il commissariato di pubblica sicurezza incontrava gli agenti della polizia municipale e le associazioni che prestano volontariato in città, per lanciare “Meno elemosina, più integrazione“, l’indirizzo volto a ridurre la piaga dell’accattonaggio e introdurre i soggetti nel mondo del lavoro.
La linea dettata dall’amministrazione voleva essere redditizia, anche se dobbiamo affermare che i mendicanti al semaforo ci sono ancora. Inoltre, è in costante aumento il numero degli aventi bisogno di un ristoro: numerosi sono i soggetti che vivono confinati con la realtà, che non riescono ancora ad integrarsi nel tessuto sociale. E qui le responsabilità non sarebbero da attribuire soltanto agli enti locali, ma ad una legislazione che fino ad oggi non avrebbe portato i risultati sperati.

In città sono tante le associazioni che prestano volontariato ai più bisognosi – siano essi comunitari o extracomunitari.

Quando il sindaco presentò il documento “Meno elemosina, più integrazione”, Fratel Vincenzo Duca, gestore del centro accoglienza s. Camillo, ci raccontò l’esperienza che si vive ogni giorno all’interno della struttura. Insieme a volontari appartenenti a tutte le classi sociali e di tutte le età: ” dal poliziotto , al medico fino ai ragazzi”. La mensa sita in via Galatea offre un pasto caldo e l’opportunità di usufruire anche dei servizi sanitari. Fratel Vincenzo, faceva notare tuttavia come il lavoro è in continua crescita, dato il numero elevato di poveri e concludeva: “Bisogna fare rete e collaborare, perché non riusciremmo ad affrontare tutto da soli, il numero degli aventi bisogno è in continuo aumento. Tra tutti quelli a cui proviamo a dare una mano, tanti sono autoctoni, cittadini dell’hinterland acese”.

Dal 2001 opera il Nodo , cooperativa che gestisce i progetti SPRAR (Servizio Centrale del Sistema di Integrazione dei richiedenti Asilo e Rifugiati) per  un progetto volto a 3 categorie: adulti, soggetti con disabilità psichica e minori, richiedenti asilo (stranieri non accompagnati), progetti assegnati dal comune tramite bando. Il servizio è finanziato dal ministero dell’interno.

Il presidente Fabrizio Sigona ci spiega i metodi e la gestione durante questi anni: “Per i minori non accompagnati il servizio è di continuo monitoraggio. Questi, abitano in una comunità – alloggio gestita in semi autonomia. I minori all’interno della struttura sono 10. Per gli adulti, invece c’è un progetto di autonomia, dove lo SPRAR ha diverse modalità di gestione.  Per gli adulti ad Acireale abbiamo adottato dei condomini che variano dai 6 agli 8 posti  L’obiettivo, in entrambi i casi, è quello di non creare un ammassamento degli immigrati. I residenti in tali strutture, sono calati in un contesto di piccoli appartamenti in cui vige la cooperazione. Siamo dotati di uno sportello polifunzionale, fulcro di tutte le attività esterne: corsi di alfabetizzazione, assistenza legale, codice fiscale, libretto sanitario, e accompagnamento, fino al rilascio del permesso di soggiorno definitivo”. Il presidente del Nodo Sigona, continua dicendo che “l’integrazione va seguita passo dopo passo, poiché ci dobbiamo attenere ad una legislazione in continua mutazione, ma soprattutto a delle esigente dei migranti che negli anni sono variate parecchio

L’Arci, che ad Acireale opera all’interno di Mistero Buffo, offre un corso di italiano gratuito agli stranieri. Abbiamo parlato con i alcuni volontari che svolgono l’attività: “Il corso vede la partecipazione sia di minorenni che di adulti. In questi anni  hanno usufruito del servizio 180 soggetti di diversa nazionalità; la preparazione permette anche di ottenere la carta di soggiorno. Gli stranieri apprendono del corso tramite il passaparola. In più, abbiamo attuato una campagna pubblicitaria che si snoda nei centri con più affluenza di stranieri, come, per esempio, il vecchio ospedale di Acireale ove si svolge l’assistenza sanitaria; o la piccola moschea presente in città. Poca l’affluenza degli stranieri provenienti da  Catania. L’attività didattica – continuano i volontari – viene pianificata attraverso gruppi di studio, in base al livello di conoscenza dell’utenza; i gruppi sono coadiuvati dagli insegnanti. I partecipanti, oltre ad apprendere le nozioni della nostra lingua, apprendono l’italiano tramite conversazione, in contesti relazionali.  Le spese sono tutte a nostro carico, senza nessun aiuto da altri enti”.

All’interno dell’IPAB Oasi Cristo Re ci sono due comunità: il Mappamondo e Senza Frontiere, si contano 24 minori non accompagnati. La maggior parte sono ragazzi Egiziani. Nel centro poi ci sono piccoli agglomerati di  ragazzi appartenenti ad altre nazionalità: Camerun, Gambia e Guinea. Non sono richiedenti asilo, il loro permesso viene rinnovato fino ai 21 anni per motivi di studio. Frequentano il corso EDA, corso di alfabetizzazione per adulti, svolto presso la scuola Giovanni XXIII; tranne un ragazzino che frequenta regolarmente la seconda media. La maggior parte dei ragazzi sono musulmani e ci vuole un po’ di tempo affinché si abituino alla nuova realtà in cui si sono da poco inseriti. Tra le innumerevoli attività, praticano anche l’ortoterapia sia in un terreno all’interno della struttura che all’esterno e laboratori di intrattenimento come quello teatrale. L’obiettivo del centro è quello dell’inserimento del soggetto nel contesto sociale. Doriana Zappalà, educatrice dei minori non accompagnati, afferma come il lavoro da fare sia ancora tanto: ” il momento è complicato e difficile, ma una volta che questi ragazzi ci sono e che il comune li accoglie, bisogna fare in modo che  non stiano senza fare nulla. Sarebbe necessario un progetto di intercultura, oltre che studiare un piano di integrazione non virato esclusivamente ai nostri minori, ma per tutti gli extracomunitari presenti in città”.

Tutti i componenti dei progetti sopracitati hanno espresso la volontà di collaborare in futuro per migliorare ulteriormente le attività d’integrazione.

 

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