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Abusata da prete e costretta a lasciare la Sicilia per le dicerie dei paesani

Quella che viene raccontata sul sito retelabuso.org sembra una storia di altri tempi che ci fa venire in mente film come Malena.

Il tutto succede ad Augusta nel 2013, ridente cittadina siciliana, famosa per il mare e per avere dato i natali a Fiorello.

La ragazza in questione viene chiamata Mary dal giornale, nome di fantasia sia chiaro.

Mary un  giorno decide di andare a confessarsi dal prete Gaetano Incardona che durante la confessione tenta di molestare la donna. 

Da qui parte una denuncia che ovviamente non basta perché non ci sono le prove.

Ecco dunque che Mary va dal prete con la videocamera e stavolta lo incastra: scattano così i domiciliari per Gaetano Incardona. 

Ma per la ragazza la gioia dura poco: lei è troppo formosa, il prete è una persona perbene.

Ecco dunque che la ragazza viene cacciata dai negozi e viene definita puttana dai suoi compaesani.

Gaetano Incardona viene trasferito dopo la denuncia in una parrocchia non molto lontana da quella ove operava all’epoca dei fatti, anche se poi, per via della protesta dei fedeli, viene nuovamente trasferito in una parrocchia alle porte di Augusta.

Mary invece per le dicerie dei paesani è costretta a lasciare Augusta anche se, dopo un periodo di forzato esilio, decide di tornare in quel luogo.

Ma per Mary un’altra beffa: nel 2015 il tribunale di Siracusa condanna il prete ad una condanna che va dai 5 ai 3 mesi di reclusione per il reato di abusi sessuali nei confronti della ragazza augustana e di un’altra ragazza ma….pochi giorni fa vengono depositate le motivazioni della sentenza che alcuni giornali hanno pubblicato integralmente non facendo caso che nelle motivazioni appaiono pure i nomi delle vittime la cui privacy andrebbe tutelata.

Foto: Corriere della Sera

 

 

 

 

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Redazione

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