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A S. Stefano ballarono gli orfani del fascismo

Marco Iacona narra la fondazione del Movimento Sociale Italiano

Il ballo di S. Stefano è la cronistoria della nascita del Movimento Sociale Italiano dalle ceneri del fascismo. Il libro è firmato da Marco Iacona, forse il più valido studioso delle destre italiane. Pubblicato per i tipi di Algra Editore all’interno della collana INTERIM della quale lo stesso autore ne fu curatore.

Il titolo è tanto: muore il fascismo, a S. Stefano resuscita

Già il titolo richiama una data storica per due motivi. È vero infatti che il giorno di Santo Stefano è il 26 dicembre, pertanto l’indomani del prezioso Natale (25 dicembre).

Prezioso per credenti, atei, gnostici e laici, perché essendo rosso in calendario, molti usufruiscono di riposi lavorativi.

È anche vero che il 26 dicembre 1946, sempre il giorno di Santo Stefano, sancisce la nascita del Movimento Sociale Italiano. Siamo nel dopoguerra. Fine e morte del fascismo che però non ha fermato nostalgici che si associarono. Conservatori, destrorsi più moderati rispetto agli avanguardisti e nostalgici fascisti orfani di Benito Mussolini.

Brevi capitoli, chiara sintesi

Marco Iacona
Marco Iacona

Marco Iacona, tolta l’introduzione, racconta in brevi e scorrevoli capitoli, fruibili anche ai più avversi alla storia, tutto quanto converge per la nascita dell’ M.S.I. L’autore, esordisce raccontando il gran movimento giornalistico di quel tempo, riportando una ricerca accurata dell’editoria di informazione che si accostò alla nascita del nuovo partito politico, ma non è tutto. Ci troviamo infatti non solo con nuovi giornali, quanto con alcuni, come il barese Manifesto, già in quota destra nel 1945, con diverse tipologie conservatrici vicine “chi più chi meno” al teorema monarchico.

 

 

Spirituali, pratici e fascismo “romantico” nel ballo di S. Stefano

Interessante sicuramente tutto l’excursus storico con diversi capitoli per scoprire ad esempio le due categorie di aderenti, quali gli Spirituali e i Pratici sino a chiedersi da quale area provengono. Certo non starò qui a dirlo perché si perderebbe il piacere della lettura di questo comodo libro di 92 pagine dove un altro acuto è segnato dal capitolo Fascismo “Romantico” per proseguire in una dettagliata ricerca nei pensieri degli italiani, che fa luce, alla domanda su (e anche questo è il titolo di un’altro capitolo, a pag. 59) Che fine ha fatto Benito Mussolini?, capitolo dove l’autore spoilera con una ouverture anch’essa simbolica che spiega come un qualunque meticoloso storico si chiederebbe da dove nasce tutto quanto sarebbe nuovo, seppur già vissuto, tant’è che Iacona scrive: «Chi non dedicherebbe un capitolo di un saggio o racconto a ciò che accade ai fascisti intorno al 25 aprile 1945?». 

Un ottimo avvio alla conoscenza storica

Cover
Cover

Innegabile riscontare in questo libro l’alto livello culturale e filantropico per consegnare tutti gli elementi possibili di un momento storico che segnò l’Italia. Ecco che l’intellettuale siciliano con dedizione punteggiata e stupefacente ricerca delle fonti, comunica i primi romanzi che affrontarono il transito da ciò che morì, il fascismo, a ciò che nacque da quelle ceneri, il Movimento Sociale Italiano.

92 pagg. di interesse storico culturale per ricordare un momento della storia italiana, dicevamo prima, con l’avallo di una delle più preparate penne in materia di ricerca socio-storico-politica. Un pamphlet, culinariamente diremmo, come antipasto che invoglia alla conoscenza, ma che non rimane fermo ad essere tale: spesso gli antipasti sono l’inizio e la conclusione di una ottima cena, perché p nella semplicità della parola, scritta e bene organizzata, che si possono risvegliare coscienze per far capire a fondo cosa si legge.

La conferma al ballo

La conferma e affermazione la troviamo anche in altri autori, che lo stesso Iacona non dimentica, anzi ne crea una cooperazione di penne che testimoniarono come si arrivò alla nascita di un movimento, del quale bene o male dir si voglia, ebbe apici importanti della propria vita, per essere disintegrati da traditori che dissero di volersi evolvere, ma fin dei conti si facevano i cazzi propri. Ciò è palese, chiaro e cristallino che purtroppo accadde anche nel centro e nella sinistra della politica italiana.

La nascita di Alleanza Nazionale e del Partito Democratico Italiano, con il logo del PCI alla base di una quercia, segnarono la morte della bellezza della serietà, almeno apparente per chi non vi abbia mai creduto, dei leader di ciò che oggi viene chiamata Prima Repubblica.

 

 

 

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".
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