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Cronache

96 mila mamme hanno perso il lavoro a causa della pandemia in Italia

In occasione della Festa della Mamma, Save the Children ha stilato un rapporto sulle condizioni delle mamme in Italia. Il risultato? Disoccupate e con figli sempre più piccoli. 

Il 2020 è stato un anno difficile, con tanti disagi per le mamme: poco più di sei milioni di madri hanno fatto i conti con il tentativo di conciliare la chiusura delle scuole, la didattica a distanza e il lavoro.

Delle 249 mila donne che nel corso del 2020 hanno perso il lavoro, ben 96 mila sono mamme con figli minori. Tra di loro, 4 su 5 hanno figli con meno di cinque anni. Proprio quelle donne che senza un aiuto esterno hanno dovuto rinunciare a lavorare o sono state licenziate. Ma secondo il report “Le Equilibriste: la maternità in Italia 2021”, già 90 mila madri su 96mila lavoravano part-time prima dell’emergenza sanitaria. Dietro un minor occupazione vi erano motivazioni legate al benessere dei figli.

Le madri italiane sono le più anziane d’Europa

Calano le nascite ed invecchiano le madri: lo studio segnala come le mamme italiane siano le più “anziane” d’Europa: 32,2 anni alla nascita del primo figlio contro una media di mamme in EU di 29,4.

Le nascite, inoltre, hanno registrato una ulteriore flessione, meno 16mila nel 2020 (-3,8% rispetto all’anno precedente). Un’eccezione è quella della Provincia autonoma di Bolzano, in testa per tasso di natalità (9,6 nati per mille abitanti), mentre la Sardegna registra il tasso più basso (5,1 nati per mille abitanti).

Secondo l’Istat, soprattutto negli ultimi mesi dell’anno (novembre e dicembre), si è particolarmente accentuata la variazione negativa delle nascite rispetto al 2019: a novembre, infatti, il calo è del -8,2% e in quello di dicembre tocca addirittura – 10,3%.

 

Ma quali Regioni si impegnano di più a sostenere la maternità in Italia? Spoiler: la Sicilia non è tra queste

La pandemia, inoltre, ha evidenziato ulteriormente il divario tra Nord e Sud: le regioni settentrionali sono le più “mother friendly” tra aree cura, lavoro e servizi.

Nell’indice generale, le regioni più virtuose risultano le Province Autonome di Bolzano e Trento seguite da Valle d’Aosta (al 4 posto l’anno scorso) ed Emilia-Romagna (che perde una posizione rispetto al 2020).

Fanalino di coda Campania (nel 2020 era penultima), Calabria (al 19 posto l’anno scorso) e Sicilia (che ha perso l’ultima posizione), precedute dalla Basilicata (al 17 posto nel 2020). Per le regioni del Mezzogiorno l’indice composito mostra sempre valori sotto 93, anche se il trend sembra in lieve miglioramento.

Unica consolazione: un miglioramento generale in confronto ai dati del 2004, dovuto ad una propensione maggiore ad un’equa distribuzione nei carichi di cura e lavoro familiare all’interno delle coppie, anche se non ancora sufficiente a ridurre gli squilibri tuttora esistenti nella suddivisione dell’impegno familiare tra donne e uomini.

L’ambito lavoro mostra la situazione delle regioni più virtuose immutata rispetto al 2020, con ai primi posti la Provincia Autonoma di Bolzano, la Valle d’Aosta e la Provincia Autonoma di Trento seguite da Emilia-Romagna e Lombardia, anche queste nelle stesse posizioni dell’anno scorso. Anche Sicilia, Campania e Calabria occupano rispettivamente il 2 , 20 e 19 posto, esattamente come nel 2020.

(Fonte: Agi)

E.G.

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Redazione

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