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Il Cartello di Sinaloa fino a Catania: sequestrati 400 kg di cocaina

Catania diventa il centro di un cospicuo traffico di cocaina. 

I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania, con il supporto e la collaborazione della D.C.S.A. (Direzione Centrale per i Servizi Antidroga) e dello S.C.I.C.O. (Servizio Centrale Investigazione Criminalità
Organizzata), hanno dato esecuzione a 2 provvedimenti di fermo della D.D.A.etnea nonché ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere (con contestuale applicazione di un mandato di arresto europeo, M.A.E.) emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catania nei confronti di 5 ulteriori soggetti.

 I sette destinatari di misure restrittive sono componenti di un’associazione internazionale finalizzata all’importazione e al traffico di cocaina, operante tra Italia, Spagna, Messico e Colombia. Sottoposti a sequestro 406 kg. di cocaina oggetto anche di una consegna controllata da Bogotá (Colombia) fino a Catania previa richiesta di rogatoria della Procura Distrettuale di Catania alle corrispondenti Autorità della Colombia.

L’asse Catania-Cartello di Sinaloa

L’ingente quantitativo di cocaina purissima, prodotto in Colombia nella regione del Cauca, è stato importato in Italia, per la rivendita da esponenti diretti del potentissimo cartello messicano di Sinaloa. I due arrestati sono i guatemaltechi Daniel Esteban Ortega Ubeda detto “Tito” e Felix Ruben Villagran Lopez detto “Felix”

Ad indirizzare i due narcotrafficanti nel territorio catanese una figura al vertice dell’organizzazione criminale ossia il messicano Jose Angel Rivera Zazueta noto con l’appellativo di “El Flaco”. Anche “El Flaco” è tra i destinatari del Mandato d’Arresto Europeo ma del messicano, allo stato, non vi sono tracce nel territorio comunitario e nazionale.

L’operazione del Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria (G.I.C.O. – G.O.A.) di Catania vede l’esecuzione di operazioni speciali quali consegne controllate e differimento di sequestri e arresti. Ma anche intercettazioni telefoniche e ambientali come audio e video che hanno delineato una diffusa operatività dei soggetti ristretti nel territorio nazionale e segnatamente tra Catania, Roma,Milano, Genova e Verona.

Una complessa catena di fornitura di cocaina

Il sodalizio creatosi  tra i Finanzieri del G.I.C.O. di Catania e la Polizia Nazionale colombiana (Direcciòn de Antinarcòticos) ha consentito di ricostruire un’intera catena di fornitura della cocaina. L’attività gestita dal succitato cartello messicano dalla zona di produzione della Colombia fino a Catania, vede il capoluogo come meta prescelta quale punto di arrivo e smistamento.

A Bogotá, i narcos messicani concentravano, in tre distinte fasi, il carico di cocaina pari a circa 386 kg che doveva arrivare a Catania il prima possibile. Ma la droga non sarebbe mai arrivata senza la collaborazione dei 2 soggetti di nazionalità guatemalteca e di un ulteriore intermediario, Luis Fernando Morales Hernandez  detto El Suegro. Quest’ultimo, attualmente non rintracciato in Europa.

Nel frattempo, l’Autorità Giudiziaria colombiana, ossia la Fiscalìa Especializada contra el narcotrafico, disponeva una “consegna controllata” dello stupefacente che giungeva a Catania l’11 gennaio. Con l’arrivo dell’ingente quantitativo di cocaina, sbarcavano a Catania anche i narcos Tito e Felix. Quest’ultimi, in costante collegamento con “El Flaco” organizzavano l’avvio di consegne prova dello stupefacente.

Una prima partita di cocaina da 3 kg arrivava a Verona grazie al lavoro dei narcos. Qui era destinata agli acquirenti italiani.  Con la partenza del carico “prova”, autorizzata da un decreto di ritardato sequestro di quest’Ufficio, i finanzieri del G.I.C.O. di Catania acquisivano ulteriori elementi indiziari sulla “paternità” della partita di cocaina.

Gli altri narcos coinvolti

Arrivano, nel frattempo, anche altri narcos coinvolti. Tra questi Salvador Ascencio Chavez, detto “Chava” emissario del “Flaco” proveniente direttamente dal Messico.  Sull’uomo pende attualmente l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. Gli altri due soggetti atterrati a Verona sono Mauro Da Fiume nativo di Sanremo (IM) ma emigrato in Spagna e Sergio Garcia Riera spagnolo, originario di Barcellona. Il primo già pregiudicato e conosciuto per essere vicino all’ ndrangheta calabrese.

Chavez, Da Fiume e Garcia Riera, destinatari del provino di cocaina proveniente da Catania, incontravano ad Affi (VR) Tito e Felix. Il motivo del “meeting” era la consegna di  35.000 euro in contanti quale parziale corrispettivo dello stupefacente. Sequestrato il denaro contante poi rinvenuto dai Finanzieri nell’esecuzione dei fermi operati il 23 gennaio. Il perfezionamento della transazione, preludeva all’invio di un quantitativo ben più consistente di cocaina, era favorito dal diretto intervento del “Flaco”. Il boss infatti incaricava il suo fiduciario “CHAVEZ” a stringere gli accordi finali con le parti acquirenti.

Il 4 febbraio, a Barcellona, Da Fiume e Garcia Riera sono finiti in manette. Oltre ai 386 kg. di cocaina, il sodalizio messicano risultava aver organizzato e definito un’ulteriore spedizione di prova giunta nel porto di Vado Ligure (SV) l’11 novembre del 2019. In particolare, a bordo di un container carico di frutta imbarcato su una motonave partita dal porto colombiano di Turbo, i Finanzieri hanno trovato ben 8 panetti di cocaina.

Lo stupefacente, dal complessivo peso di oltre 20 kg. risultava ben occultato in un vano elettrico del citato container.

E.G.

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Redazione

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