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40 anni fa veniva ammazzato Peppino Impastato

Il 9 maggio 1978 mentre l’Italia era ancora sotto shock per il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, passa quasi sottovoce la notizia della morte di un altro personaggio che, nei successivi 40 anni, cambierà l’immaginario collettivo. Peppino Impastato, giornalista e attivista di Democrazia Proletaria, ha 30 anni quando viene trovato in brandelli a Cinisi.

I giornali titolano: “Dilaniato da una carica d’esplosivo sulla ferrovia fra Trapani e Palermo. Attentatore o vittima?”. Eppure chi lo conosceva sapeva benissimo che quella era la conseguenza della sua voce. Voce che si era sempre alzata contro “quella montagna di merda” che è la mafia e che faceva parte della sua stessa famiglia.

Figlio di Luigi, legato alla cosca del boss Gaetano Badalamenti, Peppino non si era rassegnato all’idea di ribellarsi alla mafia “prima che fosse troppo tardi”. Cento i passi che distanziavano la sua casa da quella del capomafia di Cinisi.

Nel 1977 fonda la libera e autofinanziata Radio Aut, con cui denuncia gli affari dei mafiosi a Cinisi e Terrasini, in primo luogo silura Gaetano Badalamenti, chiamato da Peppino “Tano Seduto”. Sbeffeggia politici e mafiosi, ricostruiva i traffici di droga attraverso l’aeroporto Punta Raisi, si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni provinciali, ma non fa in tempo a conoscere il risultato delle votazioni.
La notte tra l’8 e il 9 maggio di 40 anni viene inscenato un suicidio: Peppino viene disteso sui binari della ferrovia proprio sopra una carica di tritolo. Ma oggi tutti conoscono la verità e – come ricorda un murales a lui dedicato a Catania – “la mafia uccide, il silenzio pure”.
”La casa memoria Felicia e Peppino Impastato” oggi ha organizzato, dalle ore 10, un presidio nel casolare dove Impastato venne ucciso. Alle 16 si svilupperà il corteo che dalla sede di Radio Aut a Terrasini arriverà alla Casa memoria Felicia e Peppino Impastato a Cinisi, dove si svolgeranno gli interventi conclusivi ed un collegamento con la famiglia Regeni e l’avvocato Alessandra Ballerini. Dice il fratello di Peppino, Giovanni: ”Il suo messaggio non è stato solo di impegno civile e di lotta politica, ma anche un messaggio educativo per tutti i giovani che vogliono ancora cambiare il mondo”.
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Redazione

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