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“Il martirio della festa”: inchiesta superata?

Lo chiediamo a Fernando Massimo Adonia, autore del libro scoop, uscito lo scorso anno per il giorno della Santa.

Con “Il martirio della festa” pubblicato per Novantacento edizioni, lo scorso anno destò scalpore proprio il giorno cruciale dei festeggiamenti agatini il giornalista Fernando Massimo Adonia. Dalla morte del devoto Calì nel 2004 e relativo processo, passando per l’altro processo sulle infiltrazioni nel sistema festa della Santa Patrona della città etnea, lo studioso fece interrogare i lettori su cosa accadde, perché registrò tutta una serie di cambiamenti dettati dagli eventi appena citati.

Nel primo capitolo Adonia, fa delle premesse su ciò che è realmente la delinquenza, la mafia, il disordine, la criminalità organizzata. Affronta anche il concetto di pregiudizio su una festa che è connessa alla popolarità. E non manca di portare in auge quella parte dell’intellighenzia catanese che non vuole la festa. Ecco che emergono conclusioni differenti.

Oggi ci si chiede: cosa è cambiato?

È cambiato qualcosa da ciò che raccontasti nel libro inchiesta uscito il giorno di Sant’Agata?

«Misi subito in chiaro come l’Istituzione Chiesa rimise mano alla festa, e come anche il Comune si espose alla cosa. L’atto amministrativo più significativo fu la nascita della “Fondazione del nuovo comitato dei festeggiamenti”, realtà articolata che mise subito sullo stesso tavolo le due entità».

Quali le evoluzioni allora dallo scorso a quest’anno?

«Forse il libro andrebbe riaggiornato ma non perché sia cambiata la tesi di fondo. Si sono chiusi dei percorsi. Dal versante ecclesiastico è stato varato il nuovo statuto dei regolamenti delle associazioni agatine».

Cosa implica ciò?

«Implica che è stata varata una norma importante. Viene vietata in maniera netta l’iscrizione presente, passata, futura, di tutti coloro che riportano una condanna penale per reati di carattere colposo. Ciò significa tagliare la testa al toro su quel fronte che è la presenza sospetta di figure in odor di mafia e di reati contigui».

E il ruolo del comitato?

«Fu completato l’iter dei regolamenti che si erano prefissi di formulare e cambiare. Quindi dal 2004, dalla morte di Calì, alla morte di Capuano scivolando sulla cera e i due processi… ad oggi, per 15 anni, è come se una intera fase si è conclusa. Una fase che aveva portato allo sbando una festa importante. È la festa più importante e partecipata d’Italia, la terza su scala mondiale! Queste evoluzioni hanno permesso di avviare un processo, che se rispettato pienamente, rispetto al quale anche le autorità devono far la loro parte, sarà libera da inchini e fenomeni di vassallaggio rispetto a poteri criminali».

Dovrebbe essere così. Non sospetti il prestanome di perbenismi fittizi che si espongono a favor dei malavitosi?

«In tal senso va chiarito che il processo sulle infiltrazioni nella festa si concluse in un non nulla; secondariamente, esce dalle dichiarazioni dei pentiti che ciò che cercano i mafiosi nella festa non è un ritorno economico, quanto una sorta di legittimazione sociale. Questo perché, ribadiscono sempre i pentiti, che stare vicino alla Santa, conferisce al malavitoso, prestigio. Pertanto, prestanome o meno, va individuato questo nesso, sociale e sociologico, connesso al prestigio che conferisce questa festa negli strati sociali più popolari della società. In quel senso, non può esserci il prestanome!»

…beh, ma sulla questione economica non credi sia innegabile la presenza delle mafie?

«È chiaro anche che in una città in cui durante la festa, la presenza di abusivi è esponenziale, uno sciame di tutto che viene venduto senza qualifica, e in maniera così bassa, crea un mercato che sfugge alle redini della legalità. Mettiamoci anche dei ritardi, dei rallentamenti, delle soste dello stesso Fercolo molto prolungato. Queste creano una sorta di indotto. Più c’è la Santa, più è festa. Più il carrozzone va avanti, più vendono panini, più vendono ceri, etc etc».

Fenomenologia di festa sacra alias mafia?

«In questo caso va capita la fenomenologia della festa. Perché i clan si sono avvicinati? Non è solo un caso catanese, ma proprio delle feste del meridione, comprese quelle dei quartieri se non addirittura nell’America dove vi è migrazione. Oltretutto è vecchia logica che in un contesto disordinato, è molto più facile che forze oscure possano avere il sopravvento».

 

Dunque, l’inchiesta è in continua evoluzione. Di seguito alcuni link degli aggiornamento pubblicati su L’Urlo.

04.12.2018 I giochi di potere di Sant’Agata
25.12.2018 Sant’Agata. Le furberie della Chiesa a danno del Comune
30.12.2018 Associazioni agatine e autocertificazione su fedina penale…
07.01.2019 La posizione scomoda di Marano tra festeggiamenti agatini…
18.01.2019 “Punizioni agatine”? I retroscena della festa
21.01.2019 Candelore fuori dalla Cattedrale la notte del 4, esposte a ri…
24.01.2019 Candelore in sosta dal 3 al 4 febbraio in piazza Duca…

 

 

 

 

 

 

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".

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